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Nicole Minetti, la grazia che riapre il caso: il Quirinale chiede verifiche urgenti

Apr 27, 2026 #politica

La vicenda di Nicole Minetti torna improvvisamente al centro della scena politica e istituzionale italiana, ma questa volta non per le aule giudiziarie del processo Ruby bis. Il nodo oggi è un altro: la grazia concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sospetto che nella domanda di clemenza possano essere stati rappresentati elementi non pienamente corrispondenti alla realtà.

È stato proprio il Quirinale ad accendere un nuovo faro sulla vicenda, inviando una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere verifiche urgenti sulla “supposta falsità degli elementi rappresentati” nella richiesta che aveva portato alla concessione della grazia.

Una mossa pesante, rarissima, che racconta bene la delicatezza istituzionale del caso.

Il Colle, senza citare direttamente gli organi di stampa che hanno sollevato il caso, in particolare le recenti rivelazioni giornalistiche sulla vita privata dell’ex consigliera regionale lombarda, ha chiarito che la richiesta nasce proprio da notizie secondo cui emergerebbero “circostanze diverse da quelle rappresentate al Presidente della Repubblica con la domanda di grazia”.

Tradotto: se i fatti fossero diversi da quelli descritti nell’istanza, il caso assumerebbe un rilievo politico e giuridico enorme.

Dal Quirinale precisano un punto fondamentale: il Presidente della Repubblica non dispone di strumenti autonomi di indagine. La concessione della grazia si basa infatti sull’istruttoria del Ministero della Giustizia e sul parere favorevole della Procura generale della Corte d’Appello competente.

Nel caso Minetti, l’iter si era concluso con il parere positivo del procuratore generale e con la firma favorevole del ministro Nordio. Solo dopo, l’emersione di nuovi elementi di stampa ha spinto il Colle a pretendere ulteriori accertamenti.

Gli uffici del ministero stanno ora verificando con la Procura generale della Corte d’Appello di Milano. Secondo quanto emerso, un primo riscontro potrebbe arrivare entro 24 ore.

La grazia era stata firmata nel febbraio 2026, ma la notizia era rimasta riservata per settimane. A far esplodere il caso sono stati i servizi televisivi e le ricostruzioni giornalistiche che hanno riportato l’attenzione sulla condizione personale dell’ex esponente politica.

Uno dei motivi principali dell’atto di clemenza riguardava infatti le gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore, bisognoso di cure altamente specialistiche. Proprio per questa ragione il Quirinale aveva scelto di non seguire la prassi ordinaria di comunicazione pubblica, mantenendo il massimo riserbo.

Secondo quanto riportato, il minore verrebbe accompagnato periodicamente negli Stati Uniti per cure particolarmente delicate.

Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia e figura centrale negli anni del caso Ruby, era stata condannata nel processo Ruby bis sulle cosiddette “cene eleganti”. La condanna riguardava un anno e un mese per peculato e due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione.

La grazia presidenziale aveva chiuso formalmente quella pagina giudiziaria. Oggi, però, si apre un nuovo fronte: non più il processo, ma la correttezza delle informazioni che hanno portato alla clemenza.

Ed è forse questo l’aspetto più delicato.

Perché il Quirinale vuole ribadire un principio preciso: la grazia non è un atto personale del Capo dello Stato, non è una scelta discrezionale di tipo monarchico. È un procedimento rigoroso, fondato su istruttorie, verifiche e responsabilità condivise tra Ministero della Giustizia, magistratura e Presidenza della Repubblica.

Se quelle basi dovessero rivelarsi fragili, non sarebbe solo il caso Minetti a riaprirsi.

Sarebbe un problema per l’intero sistema istituzionale.