• 27 Giugno 2026 20:59

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Venezuela, il bilancio continua a salire: oltre 900 morti, decine di migliaia di dispersi. La terra torna a tremare mentre cresce la protesta

Giu 27, 2026 #cronaca

Il Venezuela continua a fare i conti con una delle più gravi catastrofi naturali della sua storia recente. Mentre i soccorritori scavano senza sosta tra le macerie nella speranza di trovare ancora superstiti, una nuova scossa di terremoto di magnitudo 4,9 registrata nelle ultime ore nel centro del Paese ha riacceso la paura tra una popolazione già profondamente segnata dal devastante doppio sisma che mercoledì sera ha colpito la costa settentrionale.

Il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 920 morti, ma il numero è destinato ad aumentare. Secondo le Nazioni Unite, oltre 50 mila persone risultano ancora disperse dopo le due violentissime scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 che, a distanza di appena un minuto l’una dall’altra, hanno provocato il crollo di centinaia di edifici tra Caracas e lo Stato costiero di La Guaira, l’area che ha subito le conseguenze più devastanti.

La ricerca dei sopravvissuti prosegue in condizioni estremamente difficili. Squadre di soccorso provenienti da numerosi Paesi si sono unite agli operatori venezuelani, portando mezzi pesanti, unità cinofile e attrezzature specialistiche indispensabili per affrontare un’emergenza che, con il passare delle ore, assume dimensioni sempre più drammatiche.

A La Guaira il paesaggio è quello di una città devastata. Le strade sono invase da convogli umanitari, volontari e cittadini arrivati da ogni parte del Paese con viveri, medicinali e materiali di prima necessità. Accanto alla straordinaria mobilitazione solidale, cresce però anche il senso di impotenza degli sfollati, che chiedono con forza l’impiego di ulteriori escavatori e mezzi meccanici per accelerare la rimozione delle macerie, sotto le quali potrebbero trovarsi ancora migliaia di persone.

Alla tragedia umanitaria si affianca intanto una crescente tensione politica. Durante una visita in uno dei quartieri più colpiti della capitale, la presidente ad interim Delcy Rodríguez è stata contestata da residenti e familiari delle vittime, che hanno accusato il governo di non aver fornito una risposta adeguata all’emergenza.

«Ne abbiamo abbastanza della propaganda politica durante una tragedia come questa», hanno gridato decine di cittadini riuniti dietro il cordone di sicurezza mentre la presidente visitava il grattacielo “Petunia”, uno dei simboli del disastro dopo il crollo della struttura di ventidue piani. Le proteste riflettono il crescente malcontento di una popolazione che denuncia ritardi nei soccorsi e un’organizzazione ritenuta insufficiente rispetto all’entità della catastrofe.

Il terremoto ha colpito duramente anche numerose comunità straniere residenti nel Paese. Tra le vittime figurano cittadini portoghesi, spagnoli, brasiliani, cinesi e un italo-venezuelano, mentre centinaia di persone risultano ancora disperse.

Tra le storie che più hanno colpito l’opinione pubblica italiana c’è quella di Francesca Mannina, quarantasettenne di origini siciliane, originaria di Balestrate, nel Palermitano. Dopo giorni di speranze e ricerche, è arrivata la conferma del suo decesso. A darne notizia è stato lo zio, Davide Emma, con un messaggio pubblicato sui social nel quale ha ricordato la nipote come «una persona dal cuore immenso, sempre pronta a donare speranza e a regalare un sorriso».

Mentre il Venezuela continua a tremare e le operazioni di ricerca proseguono senza interruzione, la priorità resta quella di raggiungere le migliaia di persone ancora intrappolate sotto gli edifici crollati. Ogni ora trascorsa riduce le possibilità di trovare superstiti, ma i soccorritori continuano a lavorare senza sosta, alimentati dalla speranza che, tra le macerie, possano ancora emergere segnali di vita.