• 3 Giugno 2026 19:34

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Terremoto nel Tirreno calabrese, cosa c’è sotto il mare davanti ad Amantea? Tra faglie profonde e i misteri dell’Arco Calabro

Giu 2, 2026 #cronaca

La scossa è stata avvertita distintamente in gran parte della Calabria e in numerose regioni del Sud Italia. Molti hanno riferito la sensazione di due movimenti ravvicinati, altri hanno raccontato di aver percepito un’oscillazione lunga e insolita. Le prime stime indicano una magnitudo superiore a 6, con epicentro nel Mar Tirreno, al largo della costa calabrese compresa tra Amantea e Nocera Terinese.

Un evento che inevitabilmente riporta una domanda al centro dell’attenzione: cosa si nasconde sotto il mare davanti alle coste calabresi? Esistono faglie attive? Oppure si tratta di un fenomeno collegato ad antichi vulcani sommersi?

La risposta degli studiosi conduce in uno dei luoghi geologicamente più complessi e affascinanti dell’intero Mediterraneo. La Calabria si trova infatti al centro dell’Arco Calabro, una struttura tettonica che da milioni di anni rappresenta il punto d’incontro tra grandi placche terrestri. È qui che una porzione della crosta terrestre sprofonda lentamente verso il mantello in un processo noto come subduzione.

Proprio questo fenomeno genera alcuni dei terremoti più profondi d’Europa. A differenza dei terremoti superficiali, che si verificano a pochi chilometri dalla superficie e spesso provocano danni significativi, i terremoti profondi possono svilupparsi a centinaia di chilometri di profondità. Pur liberando enormi quantità di energia, tendono a disperderla su aree molto vaste, risultando percepibili in territori lontanissimi dall’epicentro.

È questo uno degli elementi che più colpiscono nel caso del sisma registrato nel Tirreno. Le stime preliminari indicano infatti una profondità di circa 250 chilometri. Un dato che, se confermato dagli istituti di monitoraggio, renderebbe l’evento compatibile con i grandi terremoti profondi associati alla subduzione dell’Arco Calabro.

Nell’area non mancano comunque importanti sistemi di faglie. Lungo la costa tirrenica calabrese e nei fondali prospicienti Amantea sono presenti numerose strutture tettoniche attive, frutto di una storia geologica ancora in evoluzione. Si tratta di faglie che nel corso dei millenni hanno contribuito a modellare il territorio e che rappresentano una delle ragioni per cui la Calabria è considerata una delle regioni italiane a maggiore sismicità.

Diverso è invece il discorso relativo ai vulcani sommersi. Nel Tirreno esistono effettivamente grandi edifici vulcanici sottomarini, il più noto dei quali è il Marsili, il più grande vulcano sommerso d’Europa. Tuttavia si trova molto più a nord rispetto all’epicentro della scossa registrata questa notte e, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non emergono elementi che possano collegare l’evento sismico a fenomeni vulcanici.

Tutto lascia quindi pensare che il terremoto sia stato generato da processi tettonici profondi che interessano la struttura geologica della Calabria e del Tirreno meridionale. Una conferma ulteriore di quanto il sottosuolo della regione continui a raccontare una storia antichissima, fatta di placche in movimento, faglie attive e forze che operano silenziosamente a centinaia di chilometri sotto i nostri piedi.

Una storia che, di tanto in tanto, torna a farsi sentire con una scossa capace di ricordare a tutti che la Calabria non è soltanto una terra affacciata sul mare, ma uno dei laboratori geologici più straordinari e complessi d’Europa.