Condividi L’Italia entra improvvisamente nel cuore della nuova crisi mediorientale. Il nome della presidente del Consiglio Giorgia Meloni compare infatti nella cosiddetta “lista nera” diffusa dagli ambienti vicini al nuovo vertice della Repubblica islamica iraniana, mentre da Teheran arrivano pesanti minacce di ritorsione dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Un passaggio che segna un ulteriore innalzamento dello scontro diplomatico e militare, destinato ad avere ripercussioni ben oltre i confini del Medio Oriente. A rilanciare il messaggio è stato Mojtaba Khamenei, succeduto al padre alla guida del Paese, che ha promesso pubblicamente vendetta definendola “un desiderio della nostra nazione che deve certamente essere compiuto”. Pur senza indicare esplicitamente i destinatari delle future azioni iraniane, la stampa vicina al regime ha pubblicato una lista di presunti responsabili politici della morte della Guida Suprema, nella quale figurano il presidente americano Donald Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e diversi leader occidentali, tra cui Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz. Particolarmente simbolica la scelta del quotidiano iraniano Hamshari, che ha pubblicato le immagini dei leader inseriti nella lista nera raffigurandoli con una tuta arancione da detenuti, una rappresentazione propagandistica destinata ad alimentare il clima di ostilità nei confronti dell’Occidente. La reazione del governo italiano non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso piena solidarietà alla presidente del Consiglio, ribadendo che l’Italia non si lascerà intimidire da minacce provenienti da Teheran e confermando il costante monitoraggio della situazione attraverso la Farnesina e i canali diplomatici. L’inserimento della premier italiana nella propaganda del regime iraniano rappresenta soprattutto un messaggio politico. L’Italia viene infatti collocata, agli occhi di Teheran, nel fronte dei Paesi occidentali considerati sostenitori di Israele e degli Stati Uniti durante la recente escalation militare. Un segnale che, pur non traducendosi automaticamente in una minaccia operativa diretta, contribuisce ad aumentare il livello di allerta delle strutture di sicurezza italiane e delle rappresentanze diplomatiche all’estero. Nel frattempo, il quadro regionale continua a deteriorarsi. Restano elevatissime le tensioni nello Stretto di Hormuz, mentre proseguono gli sforzi della diplomazia internazionale per evitare un’ulteriore espansione del conflitto. Le dichiarazioni provenienti da Teheran confermano però che la fase successiva alla morte di Ali Khamenei si apre all’insegna della radicalizzazione, con un linguaggio sempre più aggressivo nei confronti delle principali capitali occidentali. Navigazione articoli «I pezzenti si riprenderanno ciò che è loro». La dura replica del sindaco di Bacoli infiamma il dibattito sulle spiagge libere