• 12 Luglio 2026 12:08

GS Channel TV

Calabria (ch.83) // Roma (ch.79) // HbbTV (ch.68)

Inchiesta Curve, nuovi verbali scuotono il calcio: «Per controllare la Curva serviva la ’ndrangheta»

Lug 12, 2026 #cronaca

Nuovi sviluppi nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sui rapporti tra il tifo organizzato e la criminalità organizzata riaccendono i riflettori su uno dei filoni investigativi più delicati degli ultimi anni. Al centro delle nuove rivelazioni ci sono i verbali di collaborazione di Marco Ferdico, ex esponente di spicco della Curva Nord dell’Inter, che ha deciso di collaborare con la magistratura dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio dello storico leader ultras Vittorio Boiocchi.  

Secondo quanto emerge dagli interrogatori depositati agli atti, Ferdico avrebbe ricostruito il sistema di potere che governava la Curva Nord, sostenendo che «per tenere la Curva ci voleva la ‘ndrangheta». Una frase destinata ad avere un peso rilevante nell’attività investigativa, perché descrive il presunto ruolo delle cosche calabresi nella gestione degli equilibri interni del tifo organizzato milanese. Le dichiarazioni si inseriscono nel più ampio procedimento “Doppia Curva”, che negli ultimi mesi ha già portato alla collaborazione dell’ex leader ultras Andrea Beretta.  

Nel corso dell’ultima udienza davanti alla Corte d’Assise di Milano sono emersi anche ulteriori elementi investigativi. Ferdico ha raccontato di presunti collegamenti tra alcuni protagonisti dell’inchiesta e un altro omicidio maturato, secondo quanto riferito, in un contesto riconducibile alla ’ndrangheta. I magistrati hanno precisato che su questo specifico episodio sono ancora in corso approfondimenti investigativi e che parte dei verbali resta coperta da omissis.  

L’inchiesta potrebbe inoltre registrare un’altra svolta. Anche Gianfranco Ferdico, padre di Marco e imputato nello stesso processo per l’omicidio Boiocchi, ha cambiato difensore, una scelta che gli investigatori interpretano come possibile preludio a una collaborazione con la giustizia. Se dovesse concretizzarsi, gli inquirenti potrebbero acquisire nuovi elementi utili per ricostruire le relazioni tra gruppi ultras, interessi economici e criminalità organizzata.  

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia stanno delineando un quadro sempre più complesso, nel quale il fenomeno ultras non sarebbe limitato alla violenza negli stadi, ma si intreccerebbe con dinamiche di controllo del territorio, gestione degli affari e infiltrazioni mafiose. Un’inchiesta destinata ad avere riflessi non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello sportivo e istituzionale, mentre proseguono gli accertamenti della Direzione distrettuale antimafia di Milano.