• 25 Maggio 2026 2:39

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Corruzione e appalti, terremoto al Comune di Reggio Calabria: la Procura parla di “sistema consolidato”

Mag 19, 2026 #cronaca, #reggio

Un’inchiesta pesantissima scuote il Comune di Reggio Calabria e riporta al centro del dibattito pubblico il tema dei rapporti opachi tra pubblica amministrazione e imprese private.

La Procura della Repubblica reggina, insieme alla Squadra Mobile della Polizia di Stato, ha eseguito quattro misure cautelari nell’ambito di un’indagine che ruota attorno a presunti episodi di corruzione nella gestione di lavori pubblici, affidamenti diretti e autorizzazioni amministrative.

Secondo gli investigatori sarebbe emerso un sistema fatto di accelerazioni nelle pratiche, corsie preferenziali negli uffici tecnici, informazioni riservate anticipate ai privati e somme di denaro consegnate in cambio di favori amministrativi.

Un’indagine delicatissima che, però, la stessa Procura ha voluto circoscrivere chiaramente alla struttura tecnica dell’ente.

«Non risultano coinvolgimenti politici», ha precisato il procuratore capo durante la conferenza stampa convocata dopo gli arresti. Un chiarimento ritenuto fondamentale dagli investigatori per distinguere le eventuali responsabilità individuali dal piano politico-amministrativo della città.

L’inchiesta nasce da mesi di intercettazioni telefoniche, ambientali e audiovisive, oltre che da videoriprese effettuate direttamente dagli investigatori. Secondo quanto ricostruito, al centro delle attenzioni investigative vi sarebbero alcuni affidamenti diretti legati al settore rifiuti, ai lavori del lido comunale, alla gestione dei cimiteri e alla bonifica della discarica di Longhi-Bovetto.

Gli investigatori parlano di controlli carenti, iter accelerati e pagamenti agevolati anche in presenza di criticità fiscali delle società coinvolte.

Uno degli aspetti più inquietanti dell’inchiesta riguarda proprio le videoriprese effettuate dagli investigatori, che avrebbero documentato la consegna di denaro in contanti all’interno del presunto sistema corruttivo. In un episodio, le telecamere avrebbero ripreso perfino il conteggio delle banconote subito dopo la consena.

Al centro dell’indagine compare anche il progetto di riqualificazione dell’ex cinema Orchidea, opera pubblica dal valore superiore ai due milioni di euro. Secondo l’accusa sarebbero state fornite informazioni riservate prima della loro ufficializzazione e sarebbero state esercitate pressioni sugli uffici comunali per accelerare mandati di pagamento e stati di avanzamento lavori.

La Procura ritiene che non si tratti di episodi isolati.

Particolarmente forte una delle intercettazioni citate dagli inquirenti durante la conferenza stampa, nella quale un imprenditore avrebbe affermato: «Sono cinquant’anni che lavoro a Reggio Calabria, so come vanno le cose».

Una frase che per gli investigatori rappresenterebbe il segnale di un metodo radicato e consolidato nel tempo.

Gli inquirenti hanno inoltre sottolineato come all’interno dell’amministrazione comunale esistano anche funzionari che avrebbero continuato a rispettare rigorosamente le procedure, trovandosi però – secondo la ricostruzione accusatoria – ostacolati da dinamiche interne considerate anomale.

L’indagine resta aperta e potrebbe allargarsi ulteriormente al settore delle grandi opere pubbliche.

Nel frattempo il gip ha disposto anche sequestri preventivi di alcune società ritenute strumentali rispetto alle presunte attività corruttive contestate.

Una vicenda che rischia di lasciare un segno pesante sulla credibilità amministrativa della città e che riporta ancora una volta al centro della discussione il tema della trasparenza negli appalti pubblici, dei controlli interni e del rapporto tra burocrazia, imprese e gestione del denaro pubblico.