Condividi Il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti prova a chiudere una delle questioni più controverse degli ultimi anni, quella degli autovelox privi di omologazione. L’obiettivo del provvedimento è garantire continuità ai controlli della velocità e limitare il contenzioso che ha messo in discussione migliaia di verbali. Tuttavia, secondo numerosi esperti del settore, la partita giudiziaria è tutt’altro che conclusa. Il decreto introduce infatti una sorta di “sanatoria tecnica”, stabilendo che gli apparecchi approvati a partire dal 2017 possano essere considerati automaticamente omologati se rispettano determinati requisiti. Una soluzione che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe evitare il blocco di molti dispositivi già installati sulle strade italiane. Approvazione e omologazione restano due procedure diverse È proprio su questo punto che si concentrano le principali perplessità giuridiche. Da anni la giurisprudenza, sia di legittimità sia di merito, ha chiarito come approvazione e omologazione siano due procedimenti amministrativi distinti, ciascuno con finalità e presupposti differenti. Diverse sentenze hanno escluso che l’approvazione possa sostituire automaticamente l’omologazione. Il nuovo decreto, invece, sembra attribuire valore di omologazione a strumenti che quel procedimento, secondo molti osservatori, non lo hanno mai realmente completato. Da qui nasce un interrogativo destinato probabilmente ad arrivare nuovamente davanti ai giudici: può un semplice decreto ministeriale dichiarare come concluso un procedimento amministrativo che, di fatto, non si è mai svolto? Per numerosi giuristi la risposta non è affatto scontata, soprattutto perché un atto regolamentare difficilmente potrebbe equiparare due procedure amministrative che la legge considera autonome. Nuove battaglie nei tribunali Proprio queste incertezze fanno prevedere una nuova stagione di ricorsi. Gli avvocati che da anni assistono automobilisti nelle contestazioni delle multe potrebbero continuare a sostenere l’illegittimità dei verbali elevati con dispositivi privi di una vera omologazione, chiedendo ai giudici di verificare se il decreto ministeriale possa realmente superare i principi già affermati dalla Corte di Cassazione. Alla questione degli autovelox si aggiunge poi un’altra vicenda ancora aperta: quella relativa al software del sistema Tutor. Nelle scorse settimane l’imprenditore Alessandro Patanè ha notificato una diffida al Ministero delle Infrastrutture chiedendo l’annullamento in autotutela del decreto oppure, in alternativa, la sospensione della sua efficacia, sostenendo che il provvedimento estenda automaticamente l’omologazione anche ai sistemi Tutor. Il nodo della retroattività Un altro tema destinato ad alimentare il confronto riguarda gli effetti del decreto sulle sanzioni già elevate. Molti automobilisti hanno già impugnato verbali contestando proprio l’assenza dell’omologazione dei dispositivi utilizzati per il rilevamento della velocità. Secondo un orientamento condiviso da numerosi esperti, il decreto difficilmente potrebbe produrre effetti retroattivi. Una sanatoria applicata anche alle infrazioni già accertate inciderebbe infatti direttamente sul diritto sanzionatorio, settore nel quale il principio di irretroattività rappresenta una delle garanzie fondamentali dell’ordinamento. Se questa interpretazione dovesse trovare conferma nei tribunali, il nuovo provvedimento potrebbe valere esclusivamente per il futuro, lasciando immutati i ricorsi già pendenti e consentendo agli automobilisti di continuare a contestare le multe elevate prima della sua entrata in vigore. La questione resta aperta Il decreto rappresenta certamente un tentativo del Governo di riportare certezza normativa in una materia che negli ultimi anni ha prodotto migliaia di contenziosi. Tuttavia, anziché chiudere definitivamente la vicenda, il provvedimento rischia di aprire un nuovo fronte interpretativo. Saranno ancora una volta i giudici a stabilire se un decreto ministeriale sia sufficiente a sanare una situazione che la giurisprudenza aveva più volte considerato irregolare oppure se, come sostengono i critici, approvazione e omologazione debbano continuare a rimanere due percorsi distinti e non intercambiabili. Fino ad allora, la stagione dei ricorsi sugli autovelox appare destinata a proseguire. Navigazione articoli RFI, circolazione ferroviaria sospesa in Calabria: danni all’infrastruttura, treni fermi e bus sostitutivi