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Gianluca Callipo: «Sette mesi in carcere da innocente, il vero risarcimento sono le scuse»

Feb 20, 2026

«Era piena notte, dormivo con mia moglie e mia figlia quando hanno bussato alla porta. Dovevano arrestarmi».

Comincia così il racconto di Gianluca Callipo, ex sindaco di Pizzo Calabro, intervenuto nella trasmissione Dritto e Rovescio condotta da Paolo Del Debbio su Rete 4.

La data è quella del 19 dicembre 2019. Sono le 3.30 del mattino quando i carabinieri notificano l’arresto nell’ambito della maxi-inchiesta Rinascita-Scott, coordinata dalla Dda di Catanzaro allora guidata dal procuratore Nicola Gratteri. L’accusa: concorso esterno in associazione mafiosa. Per lui la Procura chiederà 18 anni di reclusione.

L’arresto e i sette mesi in carcere

Callipo viene tradotto in un istituto di massima sicurezza. «Ho preparato una borsa con poche cose, convinto che si trattasse di un errore e che sarei tornato a casa in poche ore», ha raccontato in studio. Invece l’attesa si trasforma in sette mesi di detenzione.

Un tempo lungo, scandito dall’incertezza e dall’isolamento pubblico. «Ho aspettato dalle otto del mattino fino alle otto di sera per l’assegnazione della cella. Quando sono entrato, il mio compagno di detenzione mi ha rifatto il letto. In carcere – ha spiegato – ho trovato un senso di comunità che non mi aspettavo».

Parole che non negano la durezza della prova, ma restituiscono la dimensione umana di una vicenda giudiziaria che ha inciso profondamente sulla sua vita personale e politica.

La battaglia giudiziaria e l’assoluzione

Dopo quasi sei anni di iter processuale, Callipo è stato assolto in via definitiva «per non aver commesso il fatto». Il Tribunale ha riconosciuto l’ingiusta detenzione.

«Dopo la pronuncia della Cassazione ero convinto che non avrei neppure dovuto affrontare il processo», ha spiegato. «Pensavo che, alla luce di quanto scritto dai giudici della Suprema Corte, si sarebbe compreso l’errore».

L’assoluzione definitiva chiude il capitolo penale, ma non cancella il peso dei mesi trascorsi dietro le sbarre né le conseguenze sul piano umano, familiare e professionale.

«Il vero risarcimento? Le scuse»

Sul tema del risarcimento economico per ingiusta detenzione, Callipo è netto: «Probabilmente il risarcimento maggiore sarebbe sentire chi ha fatto queste accuse infondate chiedere scusa. Sarebbe molto più importante di qualsiasi indennizzo».

Una frase che riporta il dibattito su un terreno delicato: il rapporto tra errori giudiziari, presunzione di innocenza e responsabilità istituzionale. La sua vicenda, nata dentro una delle più vaste operazioni antimafia degli ultimi anni in Calabria, riaccende la riflessione sul bilanciamento tra esigenza repressiva e tutela dei diritti individuali.

Sette mesi da innocente, una carriera politica travolta, un’assoluzione definitiva.

E una richiesta che va oltre le aule di giustizia: «Le scuse», dice Callipo, «sarebbero il vero risarcimento».