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Cala il sipario su Milano Cortina 2026: Arena di Verona incanta il mondo, Coventry: “Grazie Italia, è stato magico”

Feb 23, 2026 #news

Si è spento il braciere olimpico e con esso si è chiusa ufficialmente la XXV Olimpiade Invernale di Milano Cortina 2026. Ma l’ultima immagine che il mondo conserverà non è quella del fuoco che si affievolisce: è quella dell’Arena di Verona trasformata in un teatro d’acqua, luce e musica, primo monumento patrimonio Unesco a ospitare una cerimonia olimpica.

Due ore e mezza di spettacolo, firmato dall’Agenzia Filmmaster con la direzione artistica di Alfredo Accatino, che hanno raccontato l’Italia come “bellezza in movimento”: dalle vette ghiacciate delle Alpi fino alla laguna veneziana, in un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità.

La lirica come identità nazionale

La serata si è aperta con un “corto” dedicato alle grandi opere italiane, con Francesco Pannofino nel ruolo di direttore di scena. Dal fondo dell’anfiteatro è emerso Rigoletto, sospeso sopra un lampadario monumentale, sulle note del “Libiam nei lieti calici”. Un omaggio alla lirica, che proprio all’Arena trova da un secolo il suo luogo simbolo.

Accanto alla forza scenica dell’opera, la grazia di Benedetta Porcaroli, la leggerezza assoluta di Roberto Bolle e il suono penetrante della tromba di Paolo Fresu hanno scandito i momenti più intensi.

Il momento dell’ingresso della bandiera italiana e dei medagliati azzurri ha regalato brividi autentici: il “Canto degli Italiani”, introdotto dalla tromba di Fresu e intonato dal Coro dell’Arena, ha accompagnato l’arrivo della Fiamma Olimpica, custodita in un’ampolla in vetro firmata dal maestro muranese Lino Tagliapietra. A portarla, i leggendari fondisti della 4×10 di Lillehammer: De Zolt, Vanzetta, Fauner e Albarello.

Atleti, volontari e l’abbraccio del Paese

L’ingresso degli atleti, con i portabandiera azzurri Davide Ghiotto e Lisa Vittozzi, è stato accompagnato dalle grandi colonne sonore del cinema e dai ritmi pop di Margherita Vicario e Davide Shorty con Calibro 35.

L’omaggio ai medagliati e ai 18 mila volontari – rappresentati simbolicamente dal 90enne Mario Gargiulo, già presente a Cortina 1956 – ha sottolineato la dimensione umana di un’Olimpiade diffusa che ha unito territori e generazioni.

Il clou artistico è arrivato con l’ingresso scenografico di Roberto Bolle dalla botola centrale per “Water Cycle”, coreografia ispirata al ciclo dell’acqua: un grande cerchio si è sollevato trasformandosi in sole, mentre due gondole evocavano Venezia e Joan Thiele reinterpretava “Il mondo” di Jimmy Fontana.

Il passaggio del testimone e il sigillo del Cio

Nel parterre areniano – illuminato da oltre 10.000 Led, con scenografie in legno all’insegna della sostenibilità – erano presenti le massime cariche istituzionali, dalla premier Giorgia Meloni ai presidenti delle Regioni coinvolte.

Il passaggio della bandiera olimpica dai sindaci Giuseppe Sala e Gianluca Lorenzi ai rappresentanti delle Regioni alpine francesi, in vista dei Giochi 2030, ha preceduto i discorsi conclusivi.

“Grandissima Italia, sei stata di parola”, ha dichiarato Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina.

La chiusura ufficiale è arrivata con le parole di Comitato Olimpico Internazionale e della sua presidente Kirsty Coventry, che ha parlato di “nuovo standard per il futuro dei Giochi diffusi”: “Grazie per aver condiviso il meglio con il mondo. È stato magico”.

L’ultimo fuoco

Il braciere si è spento in contemporanea tra Verona, Milano e Cortina sulle note della pianista veneziana Gloria Campaner. Sembrava il finale.

Poi il ritorno inatteso di Rigoletto, il gran finale con Major Lazer e Achille Lauro, le scenografie che si richiudono come scrigni.

L’Italia ha salutato il mondo con la sua cifra più autentica: cultura, eleganza, capacità organizzativa e spettacolo.

Milano Cortina 2026 si chiude così, lasciando un’eredità che va oltre le medaglie: l’idea che un’Olimpiade possa essere diffusa, sostenibile, radicata nei territori e al tempo stesso universale.