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Ucraina, Conte: “No armi a Kiev, altrimenti siamo come il governo Meloni”

Set 15, 2026 #adnkronos, #ultimora

(Adnkronos) –
No alle armi all'Ucraina per cambiare rispetto al governo di Giorgia Meloni. "Io credo che un progetto progressista non possa che essere alternativo all'azione di governo e alla politica estera sin qui attuata a Palazzo Chigi", dice Giuseppe Conte, leader del M5S, rispondendo a DiMartedì alle domande sulla linea da seguire in politica estera in caso di vittoria del campo largo alle elezioni. "Quindi se dobbiamo essere progressisti significa che il giorno dopo si dà una svolta in politica estera. Se noi continuiamo a mandare le armi, se noi continuiamo a dire che sta andando tutto bene così come sta, in che cosa ci caratterizziamo in senso progressista?", dice Conte. Elly Schlein, segretaria del Pd, domenica nella chiusura della Festa dell'Unità, ha ribadito il sostegno a Kiev e ha chiesto uno sforzo per ridare all'Ue un ruolo centrale nel negoziato.  "Se dobbiamo dare una svolta all'Italia e cambiare questo paese, dobbiamo assolutamente anche cambiare l'Europa perché oggi ormai sta prevalendo la legge del più forte: non c'è più neppure un orizzonte di sicurezza e di pace, ma solo del riarmo che crea un'illusione di sicurezza perché ci sta facendo rotolare in guerra. Allora dico, fino ad ora la vostra scommessa per la vittoria militare l'avete fatta, è fallita. Adesso dateci un mandato per cambiare", dice Conte auspicando una svolta.
 Nel centrosinistra, la leadership potrebbe passare per il voto delle primarie: un passaggio rischioso?"E' un discorso che non va sottovalutato, perché la prima volta vanno insieme comunità politiche, elettorati diversi, che in passato si sono anche fatti la guerra… Però attenzione, innanzitutto abbiamo fatto un percorso molto serio col nuovo corso e una identità progressista in questo campo è ben chiara. Secondo, il tema è che io l'ho detto dall'inizio, non può essere la soluzione riconoscere che il segretario del partito più forte fa asso piglia tutto", chiarisce. In assenza di un 'nome terzo' "l'unica possibilità a questo punto è di andare alle primarie, che è una parola che ricorre nello statuto del Pd non so se venti volte, tantissime volte. Non è nella nostra testa, ma un gesto anche di generosità per cercare di tenere un processo costruttivo. E ho aggiunto che per quanto mi riguarda queste primarie per me non saranno mai divisive". Il campo largo comprenderà anche Matteo Renzi? "Io ho sempre detto che non è un problema di persone, stiamo personalizzando. Quel che è certo è che nessuno può avere la golden share. Non possiamo affidare a nessuno il potere di decidere la caduta di un governo. Quindi dobbiamo assumere delle contromisure per evitare che qualcuno possa, come è successo in passato" far cadere il governo.  
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)