• 18 Aprile 2026 20:37

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Terremoto al Ministero della Giustizia: si dimettono Bartolozzi e Delmastro dopo il referendum

Mar 24, 2026 #news, #politica

ROMA – Un effetto politico immediato, quasi tellurico, quello prodotto dall’esito del referendum sulla giustizia. All’indomani della vittoria del “No”, il governo incassa due dimissioni pesanti che scuotono il cuore del Ministero di via Arenula: lasciano il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario Andrea Delmastro.

La decisione è maturata al termine di un colloquio con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un clima che fonti interne descrivono come teso ma improntato alla responsabilità istituzionale. Un passaggio rapido, ma dal forte impatto politico, che arriva in un momento già delicato per l’esecutivo, reduce da una consultazione referendaria che ha assunto contorni chiaramente politici.

A chiarire le ragioni del passo indietro è lo stesso Delmastro, che affida alle parole il senso di una scelta che pesa, ma che rivendica come necessaria: «Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio».

Parole che segnano una linea precisa: nessuna ammissione di illecito, ma il riconoscimento di un errore valutativo, una “leggerezza” che, nel perimetro della responsabilità pubblica, diventa sufficiente per lasciare l’incarico. Una scelta che si inserisce in una fase in cui la pressione politica è aumentata sensibilmente, complice un voto referendario che ha trasformato il tema giustizia in un terreno di scontro diretto tra governo e opinione pubblica.

Le dimissioni di Bartolozzi e Delmastro aprono ora un nuovo fronte per l’esecutivo, chiamato a ricomporre gli equilibri interni e a rilanciare l’azione riformatrice proprio sul terreno più sensibile: quello della giustizia. Un settore già attraversato da tensioni e divisioni, che dopo il voto popolare e questo doppio passo indietro si ritrova al centro di una nuova, inevitabile fase di ridefinizione politica.

Il segnale che arriva da via Arenula è chiaro: la partita sulla giustizia è tutt’altro che chiusa. Anzi, entra adesso nella sua fase più complessa.