• 4 Giugno 2026 13:49

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Strage Altavilla, inizia il processo. Pm: “Responsabilità del marito e della coppia”

Giu 4, 2026 #adnkronos, #ultimora

(Adnkronos) – “La Procura ritiene comprovata la responsabilità dei tre imputati per omicidio plurimo aggravato e distruzione del cadavere”. Inizia con queste parole, pronunciate dal pm Manfredi Lanza la requisitoria del processo che si svolge alla Corte d'assise di Palermo per la strage di Altavilla Milicia (Palermo), in cui vennero torturati e uccisi una madre e i due figli minori, Antonella Salamone e i figli Kevin di 5 anni ed Emanuel di 17 anni. Con l'accusa di omicidio volontario sono alla sbarra Giovanni Barreca, il marito della vittima e padre dei due ragazzi uccisi e Sabrina Fina e Massimo Carandente, una ex coppia che avrebbe partecipato alla strage. Al processo si sono costituiti parte civile i familiari di Antonella Salamone, moglie di Barreca, e dei figli Emanuel e Kevin, la madre della donna e il fratello Calogero. In aula, accanto al pm Lanza, anche il neo Procuratore capo di Termini Imerese Angelo Vittorio Cavallo.  Il pm ha ripercorso i momenti del ritrovamento dei tre cadaveri, la notte tra il 10 e l’11 febbraio del 2024. Un racconto dell'orrore. La donna e i due figli furono torturati per giorni e poi uccisi. La donna venne parzialmente carbonizzata e nascosta in un terreno vicino alla villetta.  All’arrivo dei carabinieri, e dello stesso pm Lanza, fu trovato sotto una coperta un bambino senza vita, “che definire in condizioni terribili non rende l’idea”, dice il magistrato. “Nella stanza di fronte c’era Miriam Barreca, seduta sul letto, viva”. "Dietro il divano viene invece trovato il corpo dell’altro figlio, con un bavaglio alla bocca e una catena alle gambe – dice il pm Lanza – Ma non si trovava la moglie di Barreca, Antonella Salamone. Lo stesso Barreca e Miriam Barreca riferiscono che la madre fosse stata bruciata e che il corpo era stato nascosto in un terreno vicino alla villetta. Effettivamente si vedeva che c’era stato un incendio, c’erano ancora le braci. Conclusi gli accertamenti preliminari si è passati alla fase successiva. Sembrava che Barreca abbia sterminato la famiglia".  Poi il pm ricorda che Miriam Barreca, che è stata giudicata dal Tribunale dei minori, in primo grado è stata condannata a 12 anni e 8 mesi. "Ma vorrei ricordare che non è stata assolta per non avere commesso il fatto, bensì per 'immaturità'. Vorrei che fosse chiaro". La ragazza oggi vive in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, dove segue un percorso con educatori e specialisti, scandito da test periodici di valutazione del suo stato, fino al ritorno in libertà. "In quella villetta sono state perpretate delle sevizie nei confronti delle tre vittime. Sono state commesse delle atrocità", ha continuato il pm Manfredi Lanza nel corso della requisitoria. "Per scacciare i 'demoni', come ci ha raccontato la figlia della coppia, Miriam Barreca, veniva preparato il caffè amaro e sia la donna che i ragazzini venivano costretti a berlo – dice il Manfredi Lanza – Facevano domande inerenti ad argomenti religiosi spinti, verso il fanatismo estremo. Miriam Barreca ci racconta di questi ‘interrogatori’. La madre è stata picchiata con calci, pugni, fino a cagionare la morte che avverrà poi in cucina. Poco dopo Miriam dice che lo facevano tutti gli adulti. Anche quando i ricordi sembrano confusi Miriam Barreca torna a un certo punto e dice che si decide di dare fuoco al corpo della madre". "Si è svolta una vera e propria mattanza", continua il pm, che poi racconta anche di un morso trovato sul polpaccio di Sabrina Fina: "Un morso dato da una delle vittime mentre venivano torturati".  "Meritano tutti l’ergastolo. Tutti. A partire da quel mostro di Giovanni Barreca, che ha torturato e ucciso mia sorella e i miei nipotini. E anche quella coppia diabolica merita l’ergastolo. Spero non ci siano sconti di pena per presunte infermità. Devono andare tutti all’inferno. E restarci per sempre. Devono essere condannati al carcere a vita. Quello che hanno fatto è stato peggio di un film dell’orrore…”. A parlare con l’Adnkronos, senza nascondere la commozione, è Calogero Salamone, il fratello di Antonella Salamone. L’uomo, che vive nel novarese, è arrivato in Tribunale accompagnato dalla moglie al Tribunale di Palermo, dove oggi inizierà la requisitoria del processo, per assistere all’udienza. Calogero Salamone se la prende anche con la nipote Miriam, che al momento della strage familiare aveva 17 anni. Sopravvissuta al delirio mistico dei "fratelli di dio", così si auto-definirono gli adulti ora sotto processo, agli investigatori che la trovarono addormentata in camera – mentre nelle altre stanze c'erano i cadaveri di Kevin ed Emanuel lei confessò subito di avere partecipato agli omicidi della madre Antonella Salamone e dei due fratelli.   
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