• 28 Maggio 2026 16:13

GS Channel TV

Calabria (ch.83) // Roma (ch.79) // HbbTV (ch.68)

Restaurata la Croce Reliquario della Passione ispirata al leggendario ‘Diamante Fiorentino’

Mag 28, 2026 #adnkronos, #newsregionali

(Adnkronos) – La splendida Croce della Granduchessa o Reliquario della Passione in oro adornato di gemme preziose è visibile nel Museo dell’Opera del Duomo a Firenze dopo il restauro. Nel 2025 l’Opera di Santa Maria del Fiore ne ha affidato il restauro all’Opificio delle Pietre di Firenze. I risultati dell’intervento saranno presentati gioved 4 giugno in una giornata di studi “La Croce Reliquario della Passione dell’Opera del Duomo” (Antica Canonica, piazza San Giovanni 7, Firenze, ingresso libero senza prenotazione, ore 9:45 – 15:30).  Il grande Reliquario della Passione è uno dei capolavori conservati nel museo fiorentino e vanta una storia straordinaria. Commissionato da Cosimo II de’ Medici e dalla consorte Maria Maddalena d’Austria per contenere le reliquie della Passione di Gesù Cristo, conservate da secoli nella Cattedrale di Firenze, la croce – reliquario è adornato da numerose gemme preziose tra cui un purissimo quarzo e non un topazio d’India come ritenuto fino ad oggi. Per volontà dei granduchi questa pietra fu fatta tagliare all’interno delle botteghe granducali ispirandosi al leggendario ”diamante fiorentino” di loro proprietà. Il “diamante fiorentino” – acquistato il 12 ottobre del 1601 da Ferdinando I de’ Medici allo stato grezzo – era stato ereditato dal granduca Cosimo II che lo aveva fatto tagliare a Pompeo Studentoli, un artista veneziano che lavorava nelle botteghe granducali toscane, per farne dono alla consorte Maria Maddalena d’Austria. Fino all’eccezionale ritrovamento in un caveau in Canada del “diamante fiorentino”, lo scorso anno ad opera del The New York Times, dopo oltre 100 anni che se ne erano perse le tracce, il quarzo del Reliquario della Passione era una testimonianza di come dovesse essere stata la meravigliosa gemma medicea.   Detta anche la “Croce della Granduchessa” (130 cm di altezza per 74 di larghezza) si tratta di una stauroteca (dal greco stauros, cioè croce, e theke che significa raccolta, collezione) a croce latina che contiene delle preziose reliquie – un frammento della croce di Gesù e una crocetta d’oro filigranata con frammenti della Passione di Cristo – che secondo la tradizione erano state riscattate da Marco Chestialselim, domestikos dell’ultimo imperatore d’Oriente, nel 1454 e portate a Firenze dopo la presa di Costantinopoli da parte dell’esercito ottomano nel 1453. Inserite in una stauroteca in argento, che l’arcivescovo sant’Antonino porterà in processione il 13 agosto del 1455. Da documenti del tardo Cinquecento (citati in un esauriente studio di Alessandro Bicchi) si ricava che appena un secolo dopo, il reliquario doveva versare in precarie condizioni tanto da dover essere restaurato nel 1565 e successivamente nel 1591, nel 1616 e nel 1618, data in cui la coppia granducale aveva già raccolto l’esigenza di una nuova croce e ne aveva affidato la lavorazione all’orafo di corte Cosimo Merlini il Vecchio (1580 -1641). Sappiamo, infatti, che fin dal 1615 i granduchi avevano iniziato a pensare di donare una nuova e più ricca stauroteca alla Cattedrale di Firenze. Nel 1618 risulta ultimata e appare nell'inventario del guardaroba mediceo il 14 settembre di quell’anno. Mentre in data 18 settembre 1619 gli Operai dell’Opera di Santa Maria del Fiore deliberano una messa da cantarsi in ringraziamento del dono ricevuto. La preziosa stauroteca entrò subito in uso nel cerimoniale del Duomo e per questo si dovette restaurarla solo pochi anni dopo.  Realizzata in oro sbalzato e cesellato con parti a fusione, smalti policromi a caldo e freddo. E’ adornata con una grande quantità di gemme preziose, giunte fortunatamente fino a noi: 120 perle scaramazze, 32 granati, 6 smeraldi sfaccettati, 4 ametiste, 2 acquemarine, 11 quarzi, 2 calcedoni, 14 smeraldi cabochon. Nella crocetta d’oro filigranato si trovano, inoltre, 8 perle tonde, 2 granati e due zaffiri. La base, realizzata nel 1700 dall’orefice Bernardo Holzmann, è in bronzo fuso, cesellato e dorato. Il Diamante fiorentino (137 carati, tagliato a doppia rosetta a nove lati con 144 sfaccettature per un peso di 27 grammi) ha una provenienza rimane misteriosa. Appare per la prima volta nel documento di acquisto conservato nell’Archivio di Stato di Firenze, datato 12 ottobre 1601, quando il Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici lo compra dalla famiglia portoghese dei Castro- Noranha per circa 35 mila scudi crociati portoghesi. Il diario di corte del tempo riporta che il diamante era a quel momento ancora grezzo. Fu l’erede di Ferdinando I, Cosimo II a farlo tagliare da Pompeo Studentoli, che ultimò il lavoro nel 1615. La grande gemma fu montata su un pendente in oro a forma di serpente tempestato di altri diamanti minori, e donato da Cosimo II alla consorte Maria Maddalena d’Austria. All’estensione della dinastia dei Medici, la preziosa gemma divenne proprietà degli Asburgo-Lorena. Al crollo dell’Impero Austro-Ungarico, nel 1918, tutti i gioielli della famiglia imperiale, compreso di “diamante fiorentino”, furono trasferiti in Svizzera e dal 1918 se ne erano perse le tracce. Si supponeva che fosse stato perso, rubato o ritagliato, ma dopo oltre 100 anni, grazie ad una inchiesta del "New York Times", è stato ritrovato nel 2025 in un caveau in Canada. 
—culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)