• 5 Aprile 2026

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Referendum giustizia, Occhiuto ammette: “Disastro comunicativo”. Ma rilancia: “Il governo può recuperare”

Mar 30, 2026 #politica

Una riflessione lucida, a tratti autocritica, che apre uno squarcio nel dibattito post-referendario del centrodestra. Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, non usa mezzi termini nel giudicare la campagna per il referendum sulla giustizia: “È stato un disastro comunicativo”.

Intervenendo ai microfoni di Sky TG24, il vicesegretario di Forza Italia individua con precisione il nodo centrale: non tanto la qualità dei contenuti, quanto la difficoltà nel governare la narrazione pubblica. Una distinzione netta, che salva – almeno in parte – l’impianto politico della riforma ma boccia la strategia comunicativa.

“Non tanto per la campagna elettorale di Forza Italia – ha spiegato – perché Giorgio Mulè ha fatto una campagna straordinaria, sempre nel merito. Ma a volte non siamo riusciti a contrastare le fake news che venivano dall’altra parte”.

Il punto, dunque, non è il merito della riforma, ma la percezione costruita nell’opinione pubblica. Secondo Occhiuto, il centrodestra ha subito una rappresentazione distorta del progetto: “Abbiamo lasciato che si raccontasse questa riforma come il tentativo di una parte politica di affrancarsi dalla magistratura. Non era così. Al contrario, la riforma serviva ad affrancare la magistratura dalle correnti. Ma evidentemente non siamo riusciti a farlo comprendere”.

Parole che fotografano uno dei limiti strutturali della recente comunicazione politica: l’incapacità di presidiare il campo narrativo in un contesto dominato da semplificazioni, polarizzazione e disinformazione.

Ma l’analisi del governatore calabrese non si ferma qui. Occhiuto inserisce il risultato referendario in una chiave più ampia, leggendo il voto anche come segnale politico nei confronti dell’esecutivo nazionale: “È stato anche un voto contro chi governa”.

Nonostante ciò, il presidente non cede al pessimismo e rilancia la prospettiva del centrodestra. Con lo sguardo già proiettato al medio termine, sottolinea che il tempo per recuperare consenso esiste: “Manca ancora un anno e credo che il governo possa recuperare tutte le ragioni che possono indurre gli italiani a scommettere ancora su Giorgia Meloni e sul centrodestra”.

Un messaggio che suona come un doppio segnale: da un lato, la necessità di ripensare profondamente le strategie comunicative; dall’altro, la convinzione che la partita politica sia tutt’altro che chiusa.

Nel bilancio di Occhiuto emerge così una linea chiara: la politica può anche avere ragione nel merito, ma senza una comunicazione efficace rischia di perdere la battaglia decisiva, quella della percezione. E oggi, più che mai, è lì che si gioca il consenso.