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Nepal, la frana del 26 agosto 2026 scambiata per un terremoto, la sismologia svela il crollo del ghiacciaio

Ago 28, 2026 #adnkronos, #tecnologia

(Adnkronos) – Lo scorso 26 agosto un colossale cedimento strutturale ha interessato un settore glaciale situato lungo il confine tra il Nepal e la Cina, dove un blocco composto da roccia e ghiaccio si è staccato precipitando per oltre mille metri di dislivello. L'INGV tramite una nota e attraverso il suo blog ha cercato di chiarire la dinamica dell'accaduto. Il distacco ha generato un imponente fenomeno franoso che ha momentaneamente ostruito il corso del fiume Lhende Khola, creando un bacino provvisorio il cui successivo sbarramento naturale è crollato sotto la pressione idrica, liberando a valle un flusso di fango, acqua e detriti che ha investito diversi centri abitati. In una prima fase, l'United States Geological Survey ha registrato l'evento come un terremoto di magnitudo 4.4, ma è stato l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) a chiarire i fatti ed esaminare la dinamica reale dell'accaduto.  L'ente di ricerca ha attribuito l'energia rilevata al collasso della massa glaciale e alla successiva colata detritica, dinamica che ha sprigionato un livello energetico complessivo paragonabile a quello di un evento tettonico di magnitudo 5.2. L'identificazione precisa della natura del fenomeno è stata resa possibile dall'incrocio tra i dati delle stazioni sismiche vicine, lo studio delle onde sismiche a lungo periodo e l'analisi delle immagini satellitari. Tra gli strumenti fondamentali per questa rilevazione figura la stazione sismica a larga banda IO.EVN, collocata presso il Laboratorio-Osservatorio Internazionale Pyramid EvK2CNR nella valle del Khumbu a circa 5.000 metri di altitudine, a soli 6 chilometri dal campo base dell'Everest, e gestita dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.   

Rappresentazione tridimensionale della Khumbu High Valley tramite Google Earth, con l'indicazione del Pyramid Laboratory-Observatory (PYR; cerchio rosso e giallo) e relativa veduta della struttura. Il riquadro informativo illustra la mappa del Nepal (adattata da Pettenati et al., 2024)

   Tale postazione, in un'area a ridotta presenza di reti di monitoraggio, sfrutta la minima interferenza antropica per rilevare eventi sismici locali e globali, oltre a fenomeni dinamici del territorio quali valanghe e crolli. Le registrazioni fornite da questo presidio scientifico e integrate nei cataloghi internazionali consentono l'esame continuativo del rumore sismico legato ai fattori meteorologici e alle masse glaciali, fornendo parametri di osservazione sull'evoluzione climatica e ambientale dell'alta catena himalayana.
 
Il confronto tecnico effettuato tra il tracciato della frana e quello di un sisma tettonico di magnitudo 5.3 registrato dalla medesima stazione il 15 settembre 2020 evidenzia sostanziali differenze nella morfologia dell'onda: se il terremoto mostra una firma impulsiva con un inizio netto e una concentrazione di energia distribuita su frequenze fino a diversi Hertz che decrescono rapidamente, il segnale generato dalla frana si sviluppa attraverso un incremento graduale e una durata molto più estesa, caratterizzata dal succedersi di molteplici impulsi associati all'impatto progressivo dei materiali lungo il versante. Lo spettrogramma della frana conferma una forte concentrazione energetica sulle basse frequenze e su periodi di oscillazione prolungati, consentendo di escludere l'origine tettonica. La portata del fenomeno è stata riscontrata anche a grandi distanze geografiche attraverso la Rete Sismica Nazionale italiana, come confermato dai dati della stazione LMD situata in provincia di Firenze che, previa applicazione di filtri per frequenze comprese tra 0.01Hz e 0.1Hz, ha evidenziato le onde P, S e superficiali tipiche dei segnali sismici complessi le quali richiedono modelli analitici avanzati per essere correttamente interpretati e condurre alla corretta identificazione della frana. 
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