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Mps, in corso il Cda: sul tavolo la (difficile) doppia mossa difensiva di Lovaglio contro l’Opas di Intesa

Ago 20, 2026 #adnkronos, #ultimora

(Adnkronos) – È ancora in corso il consiglio di amministrazione di Mps, iniziato questa mattina alle 9. Sul tavolo c’è la strategia elaborata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per contrastare l’Opas di Intesa Sanpaolo. Al centro del progetto ci sarebbero due operazioni: un’Ops totalitaria su Banco Bpm e un’operazione, più articolata, su Banca Generali. La prima ipotesi prevede dunque un’offerta pubblica di scambio sulla totalità del capitale di Banco Bpm. Un’operazione che, tuttavia, presenta già un primo nodo: la posizione di Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm, che – stando a quanto apprende AdnKronos da fonti finanziarie – almeno finora si sarebbe continuato a mostrare fredda rispetto a un’ipotesi di aggregazione. Più complesso, sul piano societario e strategico, il dossier Banca
Generali. Lo schema allo studio, secondo le stesse fonti, partirebbe dallo scambio tra la partecipazione del 13,32% detenuta da Mps in Generali e il 50,17% di Banca Generali controllato dal Leone di Trieste. A seguire, spiegano le stesse, Mps lancerebbe un’offerta sul capitale restante di Banca Generali, con l’obiettivo di arrivare al delisting. Un'impostazione che presenta alcune analogie con il progetto studiato nel 2025 dall’allora amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel.  E proprio la partecipazione del 13,32% in Generali rappresenta uno dei punti più delicati dell’operazione Mps. "Ci sono passivity rule, autorizzazioni e delicati equilibri azionari", spiegano altre fonti finanziarie all'agenzia di stampa. Una serie di vincoli, dicono, che renderebbe tutt’altro che lineare l’utilizzo della quota come leva finanziaria e strategica per conquistare Banca Generali.   Ma c’è un secondo elemento, forse ancora più importante, che riguarda direttamente Banca Generali. La società oggi non è più soltanto una rete distributiva da integrare in un gruppo bancario più grande. Sotto la guida dell’amministratore delegato Gian Maria Mossa, il gruppo ha ampliato progressivamente il proprio modello, puntando ad affiancare al private banking attività rivolte agli imprenditori, capital market e asset management. 
L’acquisizione di Intermonte si inserisce proprio in questa strategia di crescita e diversificazione. Più recentemente, il progetto PMI2Change ha combinato l’indice Intermonte Valore Italia con un Etf attivo PIR-compliant, prevedendo un impegno iniziale di 100 milioni di euro e un obiettivo di crescita fino a 500 milioni nel medio termine. "Questo rende Mossa, a mio avviso, un elemento centrale nella valutazione dell’operazione", osserva all'AdnKronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso Sda Bocconi. "Se Mps comprasse Banca Generali semplicemente per aggiungere masse, rete e commissioni, rischierebbe di danneggiare proprio uno degli asset immateriali più importanti della società: management, consulenti e capacità di innovazione". Per Calcaterra, quindi, "una combinazione convincente dovrebbe probabilmente preservare un’elevata autonomia operativa di Banca Generali e valorizzare Mossa e il suo management".   Una valutazione che trova riscontro anche nell’andamento del titolo. Banca Generali ha guadagnato circa il 20% dall’inizio dell’anno e il 34% negli ultimi dodici mesi, superando quota 60 euro a metà giugno. Durante l’Ops di Mediobanca, nel 2025, il titolo viaggiava invece intorno ai 50 euro. E dall’arrivo di Mossa alla guida della società, nel 2013, la performance supera il 450%. Numeri che aiutano a spiegare perché l’eventuale cessione della partecipazione di controllo da parte di Generali non sarebbe una scelta scontata. "Perché mai Generali dovrebbe decidere di disfarsene?", osserva una fonte finanziaria ben informata all'AdnKronos. Il precedente, del resto, è recente: anche un anno fa, quando Mediobanca tentò la propria sortita su Banca Generali, il Leone di Trieste decise di mantenere la presa sulla controllata.
 Per Mps, dunque, la partita non sarebbe soltanto quella di costruire un’operazione difensiva contro Intesa Sanpaolo. Sia Banco Bpm sia, soprattutto, Banca Generali presentano ostacoli societari, autorizzativi e industriali. E nel caso di Banca Generali la vera sfida sarebbe dimostrare che l’operazione può creare valore senza smontare proprio quel modello di crescita che negli ultimi anni ha contribuito a rafforzare la società. (di Andrea Persili) 
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