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Morte David Rossi, consulenti su stato emotivo: “Era preoccupato ma nessun elemento porta a suicidio”

Set 29, 2026 #adnkronos, #newsregionali

(Adnkronos) – Nuovi elementi sul caso David Rossi. Una nuova consulenza della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte dell’ex manager Mps, esclude la tesi del suicidio. La relazione psicologico-forense e medico-legale, firmata di consulenti Robbi Manghi ed Edoardo Genovese, ricostruisce lo stato mentale, emotivo e relazionale di David Rossi il giorno della morte e nei giorni immediatamente precedenti, analizzando il contenuto dei bigliettini trovati nel cestino del suo ufficio e della e-mail del 4 marzo 2013, in cui l'ex manager chiedeva aiuto. Valutata anche la compatibilità delle tracce di sangue trovate sui fazzolettini, gettati nel cestino, con i taglietti che la figlia della moglie di Rossi aveva notato sulle braccia dell'allora capo della Comunicazione di Mps due giorni prima della morte.  
La relazione arriva all'indomani dell'avvio della perizia, al Foro Italico, per chiarire il modo Rossi, precipitato da Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013, finì fuori dalla finestra. (GUARDA IL VDEO DELLA SIMULAZIONE) "L’assetto personologico, psicologico, relazionale ed emotivo di David Rossi antecedente il 6 marzo 2013 non evidenzia, allo stato, alcun elemento di sofferenza o ripiegamento psicopatologico idoneo a giustificare un atto con finalità autosoppressive, quanto piuttosto uno stato di forte allerta, preoccupazione e timore", si legge nella relazione resa pubblica e illustrata oggi dai due esperti nel corso della seduta dell'organismo parlamentare. "Gli aspetti concernenti gli indici anatomopatologici ed etiopatogenetici escludono la presenza di lesioni o condotte autolesive efficaci volti all’autosoppressione – mettono nero su bianco i consulenti – Pertanto, l’ipotesi di una morte per suicidio appare tecnicamente e scientificamente insostenibile e priva di riscontri oggettivamente cristallizzati, risultando parimenti escluso qualunque tentativo di attribuire ad accidentale causalità il complesso delle lesioni somatiche ante-mortem riscontrate sulla salma". La prima parte, ossia l'analisi degli ultimi momenti di vita di Rossi, è stata affrontata da Genovese mentre Manghi si è concentrato sull'esame delle lesioni e dei fazzoletti. Come ha ricostruito Genovese "la documentazione clinica agli atti e l’attestazione del medico curante" confermano la "totale assenza di patologie psichiatriche pregresse o cronicizzate (quali depressione maggiore o psicosi) e il mancato ricorso ad alcun trattamento psicofarmacologico o psicoterapeutico". Secondo Genovese fino all'ultimo Rossi ha avuto "un'ottima e piena performarce", ha mantenuto cioè pienamente la propria funzionalità lavorativa, sociale, relazionale ed affettiva. Per Genovese la "condizione di marcata tensione emotiva e di preoccupazione risulta nettamente circoscritta a un periodo di circa due settimane" successivo alle perquisizioni a cui l'ex manager fu sottoposto nell'ambito della vicenda che coinvolse all'epoca Mps.  Un "arco temporale assai limitato", secondo Genovese, per poter riconoscere un "disturbo d’ansia generalizzato" mentre "è più congruo ritenere che la condizione di Rossi fosse da ricondurre a uno stato transitorio di ansia". Portano ad escludere la tesi del suicidio, secondo quanto emerge dalla relazione, anche altri elementi. Si osserva l'"assenza di isolamento e la presenza di contatti relazionali costanti" tenuti da Rossi nei giorni precedenti alla morte, mentre in ambito clinico, il ripiegamento e il ritiro sociale costituiscono la principale 'redflag' premonitrice di un gesto suicidario pianificato. Rossi aveva diversi "progetti" a breve, medio e lungo termine, un elemento che – secondo Genovese – contrasta con l'idea di una persona pronta al gesto estremo. Anche i bigliettini alla moglie, strappati e gettati nel cestino piuttosto che lasciati in luoghi visibili, non attestano – secondo la relazione – "una volontà suicidaria stabile, organizzata e irreversibile".  Secondo la relazione, la stessa email del 4 marzo 2013 inviata a Fabrizio Viola e nella quale chiedeva aiuto, va contestualizzata nel quadro di tutte le comunicazioni di quella giornata: "un grido di aiuto iperbolico scaturito da un momento di acuta angoscia e sollecitazione emotiva" che muta progressivamente nel corso dello scambio tanto che nei messaggi successivi l'allora manager di Mps attiva meccanismi "volti a contenere la percezione della propria vulnerabilità e a ripristinare il controllo relazionale e un’immagine di adeguatezza con il vertice aziendale". Quanto poi alle lesioni ai polsi di David Rossi e ai fazzolettini con tracce ematiche trovate nel cestino dell'ufficio, nella relazione si osserva che le ferite risalgono a "2-3 giorni prima del decesso e prive di qualsiasi valenza lesiva o autosoppressiva efficace". La relazione mette dei punti fermi anche sui bigliettini rivolti alla moglie e gettati nel cestino. David Rossi era "solo" nel suo ufficio quando scrisse i bigliettini – poi strappati o accartocciati e gettati nel cestino – e non li ha scritti sotto "coercizione fisica eterodiretta o dettatura forzata", emerge lavoro dei consulenti. Nella relazione si sottolinea che è già stata accertata "la paternità autografa" dei tre bigliettini e dall'approfondimento svolto emerge una grafia "molto spontanea", che contrasta con l'ipotesi di una dettatura forzata. Si tratta, secondo quanto riporta la relazione, di "una grafia 'in conflitto con se stessa', caratterizzata dall’alternanza di tratti "fluidi/sciolti" e "movimenti lenti, spasmodici e stentati" a indicare "il forte travaglio emotivo" e lo "sforzo di autocontrollo" che viveva mentre li scriveva. Dal modo in cui i bigliettini sono stati lasciati non si evince la volontà di un gesto estremo: tipicamente un biglietto di addio viene lasciato in luoghi visibili, si osserva, mentre il gesto di "accartocciare, parzialmente strappare e gettare gli scritti nel cestino della spazzatura" risponde a una "dinamica psico-comportamentale" di rifiuto ed eliminazione di quanto scritto attestando "al contrario, il superamento e l’interruzione del momento di crisi acuta anziché una volontà suicidaria stabile, organizzata ed irreversibile". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)