Condividi (Adnkronos) – Sotto il sole della Costa Azzurra, parlare di gelo sembra un ossimoro quasi imperdonabile. E infatti è lo stesso Emmanuel Macron a sdrammatizzare quando un giornalista tira fuori quella parola: "Tutti viviamo con lo stesso clima, che è caldo. Non c'è più nulla di glaciale". Anche Giorgia Meloni sorride e glissa: "Confesso di essermi un po' divertita" nel leggere "tutti i retroscena che si facevano sul nostro rapporto". È il clima del 36esimo vertice intergovernativo franco-italiano, ospitato dai transalpini nella Villa Eilenroc di Antibes – gioiello della Belle Époque affacciato sul blu del Mediterraneo – e tutto impostato all'insegna di una ritrovata, ostentata cordialità. La giornata inizia con un piccolo siparietto: "Da quanto tempo non ci vediamo…" scherza l'inquilino dell'Eliseo accogliendo la premier prima della visita al Museo Picasso, con una battuta che lei stessa ricambia poco dopo, a parti invertite. I due in realtà si sono visti più volte negli ultimi giorni: dal G7 di Evian della settimana precedente al Consiglio europeo, e poi Berlino, questo mercoledì, in occasione del vertice sull'Ucraina in formato E-5. Battute a parte, i numeri raccontano la solidità di una relazione che va ben oltre le alchimie o i dissapori personali. "Celebriamo il 36° vertice intergovernativo tra Italia e Francia – dice Meloni, arrivata ad Antibes con una folta delegazione di ministri – e credo che questo numero racconti bene quanto le relazioni tra le nostre Nazioni siano strutturate nel tempo e profonde… Senza di noi, Europa e Occidente non sarebbero quello che sono". Macron fa eco, ricordando che "oggetto del vertice era proiettare la nostra relazione verso il futuro, con obiettivi chiari: era il senso anche del Trattato del Quirinale, che da cinque anni ha dato un quadro più ambizioso e concreto alla nostra collaborazione". Il pomeriggio produce un ventaglio di accordi che attraversano quasi tutti i dossier strategici del momento. Sul fronte della sicurezza, Macron annuncia "la creazione di una squadra mista italo-francese al servizio della lotta contro l'immigrazione irregolare", dando attuazione al Patto europeo su migrazione e asilo. In ambito difesa viene adottato il cronoprogramma Italia-Francia 2026-2031, con un focus esplicito sul programma Samp/T: "l'unico sistema europeo di difesa aerea e antimissile a lungo raggio progettato e costruito interamente in Europa", come lo definisce Meloni, che sottolinea le lezioni apprese "prima con l'Ucraina e poi con il Golfo". Si firmano anche accordi sulla cooperazione spaziale – con un riferimento al programma Bromo per un "campione europeo" del settore – e una dichiarazione congiunta sullo sviluppo dell'asse ferroviario Marsiglia-Nizza-Genova. Sul nucleare civile, Macron si dice pronto a "costruire con l'Italia una partnership industriale globale su tutta la catena di valore". E in tema di narcotraffico, i due leader ribadiscono l'impulso alla coalizione europea già lanciata insieme, alla quale "hanno aderito oltre trenta Nazioni", annunciando per i prossimi mesi un evento nella comunità di San Patrignano. A fotografare l'ampiezza dell'intesa è la dichiarazione congiunta finale, che chiede "un'Europa più unita, sovrana, democratica, resiliente e competitiva" e copre ogni dossier aperto sul tavolo europeo: dalla lotta alle interferenze straniere e alla manipolazione dell'informazione all'intelligenza artificiale, per la quale i due governi sostengono il lancio di un progetto europeo dedicato; dall'automotive – dove le normative dovranno salvaguardare i posti di lavoro tenendo conto "sia della neutralità tecnologica sia del contenuto europeo" – alle grandi infrastrutture, con la conferma dell'impegno per il completamento della Torino-Lione. Trovano spazio anche nuove iniziative per i giovani, tra cui un "Programma Young Leaders" franco-italiano. Tra i dossier geopolitici, spicca la questione libanese: a fine anno si chiuderà la missione Unifil e, spiega Meloni, "è necessario garantire una presenza internazionale che scongiuri un pericolosissimo vuoto di sicurezza". La risposta concordata è il lancio di "una coalizione per il sostegno del Libano post-Unifil", eventualmente accompagnata da una conferenza internazionale. Macron conferma la linea: "Vogliamo avviare questa coalizione in coordinamento con l'Unione europea e le Nazioni Unite, al fine di rafforzare la sovranità del Libano e quella delle sue forze armate". Sull'Ucraina, Meloni rimarca un concetto espresso più volte: "A fronte di una ripetuta disponibilità di Kiev al negoziato, da parte russa invece si continua a rifiutare il dialogo, ponendo precondizioni che sono oggettivamente irricevibili". In questo contesto, aggiunge, matura "con sempre maggiore convinzione la consapevolezza che vi sia spazio, e vi debba essere spazio, per un ruolo dell'Europa". Parole che si intrecciano con quelle di Macron sull'autonomia strategica del continente: "Abbiamo bisogno di un'Europa più sovrana, forte e indipendente in campo militare, tecnologico, alimentare e agricolo". Il presidente francese precisa però di non volere "un allontanamento dagli Stati Uniti" di Donald Trump, convitato di pietra del summit franco-italiano: l'obiettivo, chiarisce, è "rafforzare la nostra indipendenza per essere meno esposti a decisioni improvvise", pur avendo bisogno degli Usa "al nostro fianco sui temi importanti". Il "gelo" evocato dai cronisti riaffiora per un istante quando Meloni viene interpellata sulle vicende giudiziarie di Marine Le Pen. La risposta è netta: "Non conosco i termini giudiziari della causa e non sono in grado di giudicarli. Posso giudicare il politico e ho rispetto di Marine Le Pen come ho rispetto di chiunque abbia il consenso dei cittadini, perché la democrazia funziona così". Poi chiude tranchant: "In ogni caso non penso di essere nella condizione di poter dire ai francesi cosa sia meglio per loro, perché io non ho gradito quando è stato fatto nei miei confronti e nei confronti degli italiani…". Un riferimento, nemmeno troppo velato, agli attacchi ricevuti in campagna elettorale da media e leader stranieri. Tra cui proprio Macron. Altrettanto secca la replica sulla questione delle basi italiane utilizzate dagli Stati Uniti nell'operazione contro l'Iran, grande polemica del momento. Meloni condivide "ogni parola" del ministro Crosetto e respinge le dichiarazioni del segretario generale della Nato Rutte come "semplicistiche", parlando di una "entusiastica ricostruzione" che avrebbe "messo insieme cose diverse, confondendo la tipologia dei voli autorizzati". Il governo, ribadisce, ha "rispettato i propri impegni cedendo le basi per attività non cinetiche, ma di natura logistica e tecnica". E aggiunge, con una punta di ironia: "Se avessimo partecipato al conflitto in Iran, non si spiegherebbe questa delusione che viene reiterata molto spesso dal presidente americano". Sul rapporto personale con Macron, Meloni vuole mettere un punto definitivo: "Siamo due persone che difendono il loro interesse nazionale ma che sanno lavorare insieme. Questo richiede franchezza anche quando non si è d'accordo, e la capacità di parlarsi per capire ciascuno le ragioni dell'altro. È quello che abbiamo sempre fatto". Poi, riferendosi ai video sulle sue reazioni, ormai diventati quasi dei 'meme': "Sono una persona mediamente espressiva e quindi mi ritrovo spesso a vedere le mie espressioni interpretate". I rapporti tra leader, conclude, "sono più complessi di come a volte li vedo semplificati, dai video o dalle espressioni". Almeno sotto il sole di Antibes, nessuno ha voglia di complicarli. (dall'inviato Antonio Atte) —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info) Navigazione articoli Mondiali, oggi Giappone-Svezia – DirettaCaldo senza fine, Europa a fuoco: Germania e Gran Bretagna da record. Parigi vieta l’alcol: “Ospedali in tilt”