
ROMA – Il governo non arretra di fronte alle recenti decisioni della magistratura che hanno riguardato le navi dell’ong Sea Watch. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a margine dell’inaugurazione del nuovo ufficio territoriale della Questura di Roma alla Stazione Termini, ha chiarito la linea dell’esecutivo: «Noi fino adesso, e continueremo a farlo, abbiamo praticato il confronto con questo tipo di sentenze impugnandole, quindi valorizzando il sistema giudiziario che prevede tre gradi di giudizio e quando è stato possibile l’abbiamo impugnato. Anche in questo caso faremo così».
Parole che confermano la volontà di proseguire il contenzioso giudiziario sulle vicende che hanno coinvolto le navi della ong tedesca, al centro di più pronunce che hanno acceso il dibattito politico e istituzionale.
Il nodo “blocco navale”
Il titolare del Viminale ha poi distinto il piano giudiziario da quello politico, intervenendo sul tema del cosiddetto “blocco navale”: «Quello che voi chiamate blocco navale è un’ipotesi normativa che adesso farà il suo giro nelle aule parlamentari e quindi è una cosa completamente diversa».
Un passaggio che rimarca la differenza tra le decisioni dei tribunali e l’iniziativa legislativa annunciata dalla maggioranza, destinata a tradursi – se approvata – in un intervento normativo strutturale sulla gestione dei flussi migratori via mare.
«Riduzione progressiva degli arrivi irregolari»
Piantedosi ha infine rivendicato i risultati ottenuti dal governo sul fronte dei flussi migratori: «Con le politiche di questo governo c’è una progressiva riduzione degli arrivi irregolari. Guardate i numeri che riguardano anche quest’anno il calo degli sbarchi: vuol dire che il complesso delle iniziative che stiamo mettendo in campo, anche a prescindere dalle iniziative giudiziarie, sta dando ragione alle politiche del governo».
Una lettura che lega direttamente l’azione diplomatica con i Paesi di partenza e transito, le misure di controllo e le iniziative normative interne a una strategia complessiva di contenimento degli ingressi irregolari.
Il confronto resta aperto
Il braccio di ferro tra esecutivo e ong sul tema dei soccorsi in mare, e più in generale sulla gestione delle navi umanitarie, si conferma dunque uno dei terreni più sensibili del confronto politico. Da un lato la magistratura, chiamata a valutare la legittimità dei provvedimenti amministrativi; dall’altro il governo, che rivendica il diritto-dovere di difendere le proprie scelte nelle sedi giudiziarie competenti.
Il confronto proseguirà nei tribunali e, parallelamente, nelle aule parlamentari. Con un punto fermo ribadito dal ministro dell’Interno: la linea dell’esecutivo non cambia e, laddove ritenuto necessario, le sentenze saranno impugnate nei successivi gradi di giudizio.