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Il verdetto del Processo a San Mauro Pascoli: ‘Repubblica Italiana colpevole di non avere mantenuto le promesse’

Ago 11, 2026 #adnkronos, #newsregionali

(Adnkronos) – Repubblica Italiana colpevole di non avere mantenuto le promesse dei padri fondatori. È un verdetto popolare netto quello pronunciato alla Torre-Villa Torlonia a San Mauro Pascoli nel tradizionale Processo del 10 agosto promosso da Sammauroindustria. Davanti a un pubblico di oltre 700 persone questo l’esito del contendere che ha messo a confronto quattro storici: 323 voti per la condanna, 282 per l’assoluzione; 79 gli astenuti. A comunicare il verdetto, il presidente del Tribunale Gianfranco Miro Gori, ideatore del Processo. A lanciate le prime bordate sulla Repubblica è stato lo storico Davide Conti: “La Repubblica nasce dal collasso della monarchia e dal passaggio da una guerra calda (contro l’invasore, guerra civile e conflitto di classe, secondo quanto detto da Claudio Pavone) a una fredda nel contesto internazionale. La Costituzione è figlia di questo solo che diviene un atto incompiuto”. Conti elenca i ritardi nella sua applicazione: nascita della corte Costituzionale nel 1956; Csm nel 1959; riforma della scuola nel 1968; riforma del diritto del lavoro e nascita della Regioni nel 1970; 1974 istituto del referendum; 1978 il servizio sanitario nazionale; 1981 riforma organica del diritto di famiglia; 2014 introduzione del reato di tortura. “In Italia non avviene una Norimberga e così la nostra democrazia nasce senza un processo al fascismo. E questo alimenta una cultura dello stragismo che si afferma già all’alba nella strage di Portella della Ginestra”. Il finale: “Chiedo di condannare non la Repubblica ma di fare i conti con una storia che difficilmente abbiamo saputo guardare negli occhi”. In difesa della Repubblica lo storico Roberto Balzani. “La Repubblica diventa plausibile quando diviene strumento per abbattere una tirannia. Lo stesso era capitato negli Stati Uniti contro gli inglesi e in Francia con i rivoluzionari. In Italia si afferma quando la Monarchia crolla insieme al regime fascista. Appena pochi anni prima l’idea di una Repubblica nel nostro Paese era di pochi malinconici, tanto che nell’Ottocento l’unica presente era quella di San Marino in un panorama generale di sole monarchie. Questo è fondamentale sottolinearlo, per comprendere il quadro nel quale nasce la nostra Repubblica. Pensare che i costituenti avrebbero subito applicato i dettami della carta dopo una sanguinosa guerra civile, in un paese che veniva da 20 anni di dittatura e che per la maggior parte era a-democratico ed a-repubblicano, era molto complicato. La forza della Repubblica sta nella sua scommessa e nella sua visione sul futuro del Paese. Questo si vede soprattutto nel periodo 1948-1978 quando l’Italia conosce un cambiamento epocale che non aveva mai conosciuto con un consenso che non era così scontato nelle premesse della sua nascita”. Per il politologo Marco Valbruzzi, secondo accusatore, due sono i capi di imputazione alla Repubblica: “alto tradimento e attentato alla Costituzione. La distanza tra le promesse di 80 anni fa e le realizzazioni quotidiane è sotto i nostri occhi”. Valbruzzi chiama in causa cinque testimonianze da fatti quotidiani a conferma della distanza tra la Costituzione e la sua applicazione: la morte sul lavoro nel gennaio 2022 dello stagista Lorenzo Parelli (“muoiono sul lavoro tre persone al giorno, altro che Repubblica fondata sul lavoro”); la storia di Giulia, laurea in Economia, Erasmus, un curriculum perfetto costretta a emigrare all’estero per trovare lavoro; la storia di Marina ed Emanuele di Taranto, tre figli, lui si ammala e nonostante la malattia la sua paura è la perdita del lavoro per la famiglia (“a Taranto dal 2004 a 2010 quasi 12 mila persone hanno perso la vita in buona parte per cause dovute all’acciaieria”); la storia del bracciante indiano Satnam Singh morto sul lavoro nell’agro pontino e abbandonato dal datore di lavoro; Bruno di Gatteo che lavora ma non arriva alla fine del mese per la bassa retribuzione. “Davanti a tutto questo chiedo una condanna che miri a rieducare la Repubblica per portarla nei binari giusti”. Infine, la difesa dello storico Maurizio Ridolfi. “Valbruzzi cita casi di promesse mancate ma altrettanti fatti potrei citarne al contrario. Anche a livello personale: vengo da una famiglia di contadini e ho avuto la possibilità di studiare e fare una carriera accademica grazie anche a un contesto che me l’ha permesso”. Lo storico passa all’analisi: “La Repubblica siamo noi. È più forte degli stessi partiti che l’hanno plasmata; i partiti sono andati in crisi dopo il 1989 ma non l’hanno affossata trovando un nuovo punto di equilibrio grazie al ruolo del Presidente della Repubblica. Oggi in tanti non si fidano nei partiti ma c’è un tessuto sociale vivo con ben 8 milioni di italiani che si muovono nel mondo cooperativo, sociale, del volontariato: sono loro il cuore della Repubblica. La scommessa oggi non è assolvere 80 anni di Repubblica, ma la consapevolezza che solo attraverso una Repubblica dei cittadini può avere futuro. Tocca a noi cittadini essere protagonisti di questa storia consapevoli di ereditare un patrimonio di valori che hanno dato forza alla Repubblica”. A seguire le votazioni del pubblico presente per alzata di paletta con il verdetto nettamente favorevole per la condanna con 323 vori contro i 282 per l’assoluzione. (di Paolo Martini) 
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