• 18 Giugno 2026 15:49

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Il sorpasso che cambia la destra italiana: Vannacci supera Salvini e la Lega scopre di non essere più indispensabile

Giu 18, 2026 #news, #politica

I sondaggi, da soli, non fanno la storia. A volte, però, la anticipano. E il dato diffuso da YouTrend per Sky TG24, con Futuro Nazionale al 5,9% e la Lega al 5,8%, rappresenta molto più di una semplice oscillazione statistica: è il primo segnale concreto di una mutazione profonda dentro il centrodestra italiano.  

Per la prima volta dalla sua nascita, il partito di Roberto Vannacci supera il Carroccio. Non si tratta soltanto del sorpasso di una nuova formazione politica su un partito storico della Seconda Repubblica. È il passaggio simbolico di un testimone: la fine del monopolio salviniano sulla destra identitaria e sovranista italiana.  

La fotografia del sondaggio è eloquente. Fratelli d’Italia resta saldamente primo partito al 27,8%, il Partito Democratico cresce al 22,2%, il Movimento Cinque Stelle perde terreno e si attesta al 12,1%, mentre Forza Italia consolida il suo ruolo di forza moderata all’8,2%. Ma il dato che monopolizza l’attenzione è uno solo: Futuro Nazionale guadagna un punto e mezzo in meno di un mese e supera la Lega di Matteo Salvini, che continua invece una lenta ma costante emorragia di consensi.  

Non è un incidente di percorso.

Da mesi le rilevazioni segnalavano una crescita costante del movimento di Vannacci, passato in pochi mesi dall’essere considerato un fenomeno mediatico a una forza stabilmente sopra la soglia di sbarramento. Le ultime Supermedie avevano già mostrato un’avanzata progressiva di Futuro Nazionale e una contestuale difficoltà della Lega nel recuperare terreno.  

Il motivo è innanzitutto politico.

La Lega del 2026 non è più quella del 2019. Ha smesso di essere il partito del Nord produttivo senza riuscire a trasformarsi in un partito nazionale. Al Sud, salvo poche eccezioni, la sua struttura territoriale si è progressivamente dissolta; molti dirigenti e amministratori eletti sotto il simbolo di Salvini hanno costruito la propria carriera politica grazie al Carroccio per poi abbandonarlo alla prima occasione utile.

E nel frattempo è arrivato Vannacci.

Il generale ha intercettato un elettorato che si sente orfano di una destra identitaria più radicale, più diretta, meno istituzionale. Ha occupato uno spazio politico che Salvini aveva costruito negli anni ma che, una volta entrato stabilmente al governo, non è più riuscito ad alimentare. La forza di Futuro Nazionale non sta soltanto nei numeri, ancora relativamente contenuti. Sta nella sua capacità di rappresentare una novità e di attrarre elettori provenienti da più aree del centrodestra, compresi ex elettori leghisti e di Fratelli d’Italia.  

Il problema di Salvini, tuttavia, va oltre il dato elettorale.

La Lega porta ancora sulle proprie spalle il peso della vicenda dei 49 milioni di euro da restituire allo Stato, una zavorra politica e finanziaria che nessun potenziale successore sembra disposto ad ereditare. La domanda che attraversa il partito è semplice ma drammatica: chi avrebbe oggi la forza politica e organizzativa per assumersi un fardello di questa portata?

La risposta, al momento, non c’è.

Ed è proprio questa assenza di eredi credibili a rendere il sorpasso di Futuro Nazionale ancora più significativo. Per la prima volta da molti anni la Lega appare un partito senza una prospettiva di successione e senza una strategia capace di arrestare il declino.

Naturalmente il centrodestra non è in crisi di governo. Fratelli d’Italia continua a mantenere una leadership solida e il consenso complessivo della coalizione resta competitivo. Tuttavia si è aperta una nuova fase politica: quella della competizione interna.

Per Giorgia Meloni il problema non è tanto il 5,9% di Vannacci, quanto ciò che quel numero rappresenta. Ogni crescita di Futuro Nazionale riduce il peso negoziale della Lega e ridisegna gli equilibri futuri della coalizione. Ogni decimale guadagnato dal generale rende più incerto il ruolo di Salvini e apre nuovi interrogativi sulla futura architettura del centrodestra.  

I sondaggi possono sbagliare. Le tendenze, invece, raramente mentono.

E la tendenza che emerge oggi è chiara: la Lega non è più l’unico contenitore del voto sovranista e identitario. Il partito di Vannacci non è più una curiosità politica, ma un attore che entra a pieno titolo nella competizione per l’egemonia della destra italiana.

Il sorpasso vale appena un decimale.

Politicamente, però, vale molto di più. Vale la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova partita, nella quale Matteo Salvini, per la prima volta dopo molti anni, non detta più le regole del gioco ma è costretto a inseguire.