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Guerra nel Golfo, Khamenei minaccia vendetta: “Hormuz resterà chiuso”. Escalation tra Iran, Israele e Usa

Mar 13, 2026 #guerra, #news

Il Medio Oriente torna sull’orlo di una crisi globale. Nel suo primo messaggio alla nazione da nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei ha lanciato un durissimo avvertimento alla comunità internazionale: lo Stretto di Hormuz resterà chiuso e Teheran è pronta a vendicare i propri morti nella guerra in corso con Israele e Stati Uniti.

Il discorso non è stato pronunciato direttamente dal leader iraniano, ma letto da una speaker della televisione di Stato mentre sullo sfondo compariva una sua immagine. Khamenei, secondo fonti diplomatiche, sarebbe rimasto ferito nei bombardamenti del 28 febbraio, in cui hanno perso la vita diversi membri della sua famiglia, tra cui l’ex guida suprema Ali Khamenei.

Nel messaggio alla nazione il nuovo leader ha parlato senza mezzi termini: «Non ci ritireremo mai. Vendicheremo il sangue dei nostri martiri». E ha invitato i Paesi della regione a chiudere le basi militari americane, mentre le Guardie Rivoluzionarie hanno già annunciato che manterranno il blocco del passaggio marittimo più strategico del mondo.

Secondo il New York Times, Teheran avrebbe iniziato a posare mine nello Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. L’effetto sui mercati è stato immediato: il greggio ha sfiorato i 100 dollari al barile, mentre le borse internazionali hanno registrato forti ribassi. L’Italia, nel frattempo, avrebbe liberato quasi 10 milioni di barili dalle riserve strategiche per stabilizzare i prezzi.

Sul fronte militare la tensione continua a crescere. Le forze armate israeliane hanno annunciato una nuova ondata di attacchi su larga scala contro infrastrutture iraniane a Teheran, mentre il premier Benjamin Netanyahu ha accusato Khamenei di essere «un burattino dei pasdaran» e ha promesso che Hezbollah «pagherà un prezzo molto pesante».

Intanto il conflitto si estende a più teatri. A Erbil, nel Kurdistan iracheno, un attacco con drone ha ferito sei soldati francesi e colpito anche la base internazionale dove sono presenti militari occidentali. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha parlato di un attacco deliberato contro la base che ospita anche personale italiano, fortunatamente senza feriti tra i nostri militari.

Nelle ultime ore un aereo cisterna statunitense si è schiantato nell’Iraq occidentale durante un’operazione militare. Il Comando centrale americano ha precisato che l’incidente non è stato causato da fuoco nemico.

Il conflitto sta producendo conseguenze drammatiche anche sul piano umanitario. L’ONU stima oltre tre milioni di sfollati in Iran, mentre il governo libanese riferisce che dal 2 marzo i bombardamenti israeliani contro Hezbollah hanno provocato 687 morti e oltre 1.700 feriti.

Sul piano diplomatico si moltiplicano i tentativi di mediazione. La Turchia ha avviato contatti con Washington e Teheran per cercare una via d’uscita dalla guerra, mentre l’Italia ha annunciato 10 milioni di euro di aiuti alla popolazione libanese.

A pesare sullo scenario globale è soprattutto il destino dello Stretto di Hormuz. Se il blocco dovesse prolungarsi, gli analisti avvertono che il mondo potrebbe entrare in una delle più gravi crisi energetiche degli ultimi decenni, con ripercussioni su carburanti, inflazione e stabilità economica internazionale.