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Caso Fakir, poliziotto ferito: “E’ stata guerriglia urbana, piazze sempre più violente contro le forze dell’ordine”

Lug 22, 2026 #adnkronos, #newsregionali

(Adnkronos) – "A Bologna è stata solo ed esclusivamente una guerriglia urbana. Quanto accaduto qualche giorno prima, pur nella sua tragicità, non può e non deve sfociare in violenza. La rabbia ci sta, da parte dei familiari in primis, ma tutto quello che è successo dopo è pura, semplice e gratuita guerriglia urbana". A parlare all'Adnkronos è Luca Calabrese, da 22 anni in servizio al Reparto Mobile di Bologna e tra i 64 feriti tra le forze dell'ordine lunedì sera negli scontri al presidio per Abderrahim Fakir. 
Cos'è accaduto lunedì sera e come un presidio si è trasformato in guerriglia?
 Noi eravamo in in piazza Roosevelt, dove il corteo sarebbe arrivato. Inizialmente la situazione, seppur tesa, non lasciava ancora immaginare ciò che sarebbe accaduto di lì a breve. Anche perché la maggior parte delle persone che era davanti al corteo, mi riferisco probabilmente a familiari, amici, conoscenti o comunque membri della comunità del povero ragazzo morto, ci teneva tantissimo che non si degenerasse in atti di violenza. Purtroppo, quando poi si iniziano a infiltrare personaggi dei centri sociali o gruppetti di persone coi volti coperti dai cappucci neri e con in mano già bottiglie e quant'altro, questi prendono il sopravvento, come spesso accade.  
Com'è scoppiata la scintilla?
 Prima i soliti slogan. Da lì si è passati alle vie di fatto. Si sono avvicinati sempre più a noi, sono partiti calci, insulti e poi il lancio di qualsiasi cosa trovassero a loro disposizione, dalle bottiglie di vetro alle pietre, i cartelli stradali, le reti metalliche di un cantiere vicino, le biciclette, di tutto, con cui poi hanno fatto pure delle barricate. Solo io ho sparato oltre cinquanta lacrimogeni, ma la situazione era incontenibile. 
Che clima respirate voi oggi voi poliziotti a Bologna?
 Ovviamente quanto accaduto, indipendentemente dalle responsabilità che poi saranno accertate dall'autorità giudiziaria, è qualcosa che ti segna quando si indossa una divisa. Già normalmente siamo sempre visti in un determinato modo, soprattutto in certi luoghi. Ancor di più, quando purtroppo poi accadono queste brutte faccende, subiamo una certa tensione. Rusciamo comunque a scindere, ad essere comunque pronti a dover lavorare, ad affrontare anche situazioni come quelle successe l'altro ieri sera. Sappiamo bene perché siamo lì e quali sono i nostri compiti, qual è il nostro dovere. Non è certamente bello poi, a bocce ferme, realizzare la situazione. Però in quei momenti, bisogna avere il sangue freddo e cercare di salvaguardare quanto più è possibile la propria pelle. Anche perché alla fine di tutto, oltre al mantenimento dell'ordine pubblico che è il nostro dovere principale, alla fine ognuno di noi vuole tornare a casa dalle proprie famiglie sano e salvo. 
Lei è tra i 14 feriti del Reparto Mobile di Bologna, come sta oggi?
 Sono stato colpito più e più volte, soprattutto da sassi di medie e grosse dimensioni al ginocchio, alla spalla. Imbracciavo anche il lancia lacrimogeni, anche quello è stato colpito, ma personalmente ho riportato contusioni al ginocchio e alla spalla.  
Quando si ritroverà a tornare in servizio, a indossare nuovamente la divisa, lo farà con lo stesso spirito o si sente un po' avvilito?
 Sono più di 24 anni che sono in Polizia, di cui 22 passati tutti al Reparto di Bologna. Quindi situazioni del genere ne ho passate tante. Però non ci si abitua mai, perché anche al di là degli insulti, si sta sempre più alzando il livello di violenza contro le forze dell'ordine, e questo è il dato più preoccupante. Il clima è un bel po' peggiorato. Stiamo vedendo scene che magari noi qui in Italia non eravamo ancora abituati a vedere. Il livello di scontro, di violenza da parte delle frange più estreme, si sta innalzando sempre più pericolosamente.  
Cosa si potrebbe fare?
 Ci vuole sicuramente un passo indietro, maggiore buon senso a partire dalla politica fino all'ultima delle persone in tutto quello che si fa e soprattutto in tutto quello che si dice, perché poi ogni cosa che si fa e ogni cosa che si dice, soprattutto se si ricoprono certe cariche o si ha tanta visibilità, acquista una risonanza particolare e ognuno la può interpretare a proprio modo. 
Da parte del sindaco di Bologna vi è stata espressa solidarietà?
 "A parte il post che ha scritto sulle due piazze diverse, non mi risulta. Sarebbero rimaste solo parole ma mi sarei aspettato, non dico le scuse, ma almeno una presa di posizione un po' più netta e magari qualche parola di solidarietà". (di Silvia Mancinelli)  
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