• 6 Marzo 2026

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Bollette, il governo vara il decreto da 5 miliardi: tagli, bonus e scontro politico

Feb 18, 2026

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge sulle bollette. Un provvedimento atteso da settimane, che secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “vale oltre 5 miliardi di euro” tra risparmi diretti e benefici per famiglie e imprese.

Un intervento strutturato, che prova a incidere sia sul lato dei costi energetici sia su quello degli oneri di sistema, con un equilibrio complesso tra sostegno sociale, competitività industriale e vincoli europei.

Cosa prevede il decreto

Il cuore del provvedimento è duplice: alleggerire nell’immediato le bollette e intervenire sui meccanismi che legano il prezzo dell’energia elettrica al gas.

Tra le misure principali c’è la sterilizzazione della tassa europea sulle emissioni (ETS) dal costo del gas per i produttori elettrici, misura che dovrà comunque passare al vaglio dell’Unione europea.

Si punta inoltre al disaccoppiamento delle rinnovabili dal prezzo del gas, per favorire contratti di lungo periodo sulle fonti pulite, oggi le più economiche.

Viene rafforzato il sistema dei bonus sociali: è previsto un ulteriore contributo di 115 euro l’anno per le famiglie vulnerabili con Isee fino a 10mila euro, che si aggiunge ai 200 euro già previsti, portando il totale a 315 euro. Per i nuclei con Isee fino a 25mila euro viene data la possibilità alle aziende elettriche di applicare tagli volontari di almeno 60 euro in bolletta.

È prevista anche la spalmatura nel tempo degli incentivi alle rinnovabili per ridurre l’impatto immediato sui costi.

Il decreto introduce inoltre una “gas release” a prezzo calmierato per le industrie energivore e prevede la vendita del gas stoccato durante la crisi del 2022 per ridurre lo spread tra la borsa europea TTF e il mercato italiano PSV.

Sono incluse misure di sostegno alle piccole e medie imprese con la revisione degli incentivi del Conto energia, oltre alla razionalizzazione delle procedure per i Data Center e all’accelerazione dello sviluppo delle rinnovabili, con una norma contro la cosiddetta “saturazione virtuale della rete”.

Non manca però una misura destinata a far discutere: un aumento del 2% dell’Irap per le imprese energetiche, destinato a finanziare il taglio degli oneri di sistema.

I numeri: quanto si risparmia

Nel video pubblicato sui social, la premier ha quantificato l’impatto.

Un artigiano o un piccolo ristoratore, secondo le stime del governo, potrà avere una riduzione media di oltre 500 euro l’anno sulla bolletta elettrica e di circa 200 euro su quella del gas.

Per le piccole e medie imprese di maggiori dimensioni il beneficio stimato cresce fino a circa 9mila euro annui sull’elettricità e 10mila sul gas.

Per le imprese più grandi il taglio sul gas potrebbe superare i 220mila euro l’anno.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di risparmi effettivi su una priorità assoluta: garantire energia a prezzi più bassi.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha stimato benefici per oltre 4 milioni di imprese e 2 milioni e 700 mila famiglie.

Lo scontro politico

L’opposizione ha bocciato il decreto. Per il Partito Democratico si tratta di un “pannicello caldo”. Angelo Bonelli (Avs) denuncia un provvedimento che “dà ancora soldi alle società energetiche e lascia briciole a pensionati e famiglie”.

Dal fronte produttivo il clima è diverso. Confindustria accoglie con favore le misure ma chiede un monitoraggio attento e un confronto con Bruxelles per ridurre ulteriormente i costi.

Valutazione positiva anche da Confcommercio, Confartigianato e CNA.

Sul fronte dei consumatori, il Codacons esprime totale insoddisfazione, mentre l’Unione Nazionale Consumatori sospende il giudizio in attesa del testo definitivo. Il WWF teme un indebolimento del principio “chi inquina paga”.

Un equilibrio delicato

Il decreto bollette arriva in una fase in cui i prezzi dell’energia si sono stabilizzati rispetto ai picchi del 2022, ma restano più alti rispetto al periodo pre-crisi.

La partita si gioca ora su due fronti: il via libera europeo alle misure sulla sterilizzazione dell’ETS e la reale capacità del disaccoppiamento tra rinnovabili e gas di produrre effetti strutturali sui prezzi.

Se le stime saranno confermate, il provvedimento rappresenterà uno degli interventi energetici più rilevanti degli ultimi anni. In caso contrario, lo scontro politico è destinato ad accendersi.