
È un dato che pesa, soprattutto a un anno e mezzo dalle prossime politiche: il partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, si attesta al 2,9%. Non è una percentuale da exploit, ma nemmeno marginale in un sistema frammentato. E soprattutto racconta una dinamica precisa: il consenso nasce quasi interamente dentro il perimetro del centrodestra.
Il sondaggio, realizzato da Emg per l’Osservatorio Emg tra il 5 e l’11 febbraio 2026 su un campione rappresentativo di 1.000 maggiorenni (intervallo fiduciario ±3,1%), è stato pubblicato il 13 febbraio 2026 .
Italia spaccata in due: destra 37,6%, sinistra 36%
L’autocollocazione politica degli intervistati restituisce un Paese sostanzialmente diviso:
Totale sinistra: 36,0% Totale destra: 37,6% Centro: 10,3% Non si riconoscono: 15,0%
Un equilibrio quasi perfetto tra i due blocchi, con una quota significativa di elettori “non allineati”. È lì che si giocheranno le prossime partite.
Affluenza: stimata al 58%
Alla domanda sull’intenzione di voto:
55% risponde “certamente sì” 31% “probabilmente sì” Affluenza stimata: 58%
Un dato non entusiasmante, che conferma un elettorato motivato ma non travolgente. L’astensione resta un fattore decisivo.
Le intenzioni di voto: Meloni resta davanti
Tra chi dichiara di voler votare:
Giorgia Meloni – Fratelli d’Italia: 26,9%; Elly Schlein – PD: 22,2%; Movimento 5 Stelle: 12,1%; Forza Italia: 9,0%; Lega: 7,8%; Alleanza Verdi-Sinistra: 6,1%; Azione: 3,0%; Futuro Nazionale: 2,9%; Italia Viva: 2,4%; Partito Liberal Democratico: 1,8%; +Europa: 1,6%; Democrazia Sovrana e Popolare: 1,6%; Noi Moderati: 1,3%; Altra lista: 1,3%
Il centrodestra complessivamente mantiene la leadership, ma si presenta più frammentato rispetto al passato. Fratelli d’Italia resta il primo partito, ma Lega e Forza Italia mostrano numeri che confermano una fase di assestamento.
Da dove vengono i voti di Futuro Nazionale?
Il dato più interessante riguarda i flussi:
1,1% da Fratelli d’Italia 0,7% dalla Lega 0,1% da Forza Italia 0,5% da altri partiti 0,5% da chi prima non votava
La lettura è chiara: Vannacci pesca soprattutto nell’elettorato sovranista e identitario del centrodestra. Non intercetta quasi nulla dal campo progressista. Il suo bacino è interno alla coalizione.
L’effetto Vannacci: marginale o destabilizzante?
Il 2,9% non cambia gli equilibri generali, ma può incidere in un sistema proporzionale e in una competizione serrata nei collegi. Soprattutto perché sottrae consensi a partiti già impegnati a difendere il proprio spazio.
Se il generale dovesse consolidare o crescere, potrebbe:
indebolire la Lega sul fronte identitario; sottrarre una quota simbolica ma significativa a Fratelli d’Italia; complicare la costruzione di una coalizione compatta.
Al momento, tuttavia, il dato racconta più una pressione interna al centrodestra che una vera alternativa sistemica.
Scenario aperto
Con un’Italia divisa quasi in modo speculare tra destra e sinistra e un 15% che non si riconosce in alcuna area, la competizione resta fluida.
Il centrodestra guida, ma è meno monolitico. Il centrosinistra insegue, ma non sfonda. E nel mezzo emergono micro-formazioni che, pur sotto il 3%, possono diventare determinanti in una partita giocata sui dettagli.
Il 2,9% di Futuro Nazionale oggi non è una rivoluzione. Ma è un segnale. E in politica, spesso, i segnali anticipano le fratture.