• 7 Aprile 2026

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Sigonella, il giallo dei voli Usa: Crosetto parla di “errore umano”.

Mar 31, 2026 #cronaca, #politica

Una notte che riapre interrogativi antichi e mai sopiti nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Una vicenda che si consuma nel cuore del Mediterraneo, nella base di Sigonella, e che oggi si trasforma in un caso politico e istituzionale: chi sapeva, chi ha deciso, chi ha autorizzato — o negato — l’atterraggio dei velivoli americani diretti verso il Medio Oriente?

Il punto fermo, al momento, porta il nome del ministro della Difesa Guido Crosetto. È stato lui, secondo le ricostruzioni, ad assumere la responsabilità del diniego, informando il capo di Stato maggiore Luciano Portolano mentre la situazione evolveva rapidamente nelle ore notturne.

Ma attorno a questa certezza si addensano le ombre.

Il nodo Palazzo Chigi

La questione più delicata riguarda il coinvolgimento di Palazzo Chigi e, in particolare, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È stata informata prima della decisione o a giochi già fatti? Ha avallato il diniego o ne ha semplicemente preso atto?

Fonti governative rivendicano la scelta come coerente con l’interesse nazionale, ma evitano di chiarire la sequenza decisionale. Un silenzio che pesa, soprattutto alla luce di un altro elemento emerso nelle ultime ore: i servizi di intelligence, almeno nei momenti iniziali, non sarebbero stati informati.

Un dettaglio tutt’altro che secondario, che alimenta interrogativi sulla catena di comando e sulla gestione di una crisi potenzialmente sensibile sul piano internazionale.

Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, intercettato dai cronisti, ha scelto la linea della prudenza: poche parole, nessuna risposta nel merito.

La versione di Crosetto: “Nessuna forzatura”

Nel tentativo di raffreddare il caso, Crosetto ha parlato ai suoi con toni distensivi: “Nessuno strappo, nessun incidente”. E soprattutto una convinzione che ridimensiona la portata politica dell’episodio: non una forzatura americana, ma un possibile “errore umano”.

Una lettura che punta a salvaguardare i rapporti con Washington e a evitare l’escalation diplomatica. Anche perché il precedente evocato da molti osservatori — quello del 1985 con Bettino Craxi — resta un fantasma ingombrante nella memoria delle relazioni bilaterali.

Crosetto, però, respinge ogni parallelismo: gli Stati Uniti, sostiene, “conoscono le regole meglio di noi”.

Regole e limiti: il quadro normativo

Il punto centrale resta proprio questo: le regole. Gli accordi bilaterali consentono agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi italiane, ma entro limiti precisi. Il Parlamento ha recentemente ribadito la possibilità di impiego logistico, escludendo tuttavia il coinvolgimento diretto in operazioni militari “cinetiche” — in particolare in scenari sensibili come quello iraniano.

Da qui il nodo politico: perché quei velivoli puntavano su Sigonella senza un coordinamento preventivo con le autorità italiane?

Se davvero si è trattato di un errore, resta da chiarire di quale natura: una falla nelle comunicazioni? Una sottovalutazione procedurale? O una dinamica operativa sfuggita ai canali istituzionali?

L’incognita americana

Il governo italiano prova a contenere il caso, ma il rischio è che la partita si sposti oltreoceano. Se l’amministrazione statunitense — oggi guidata da Donald Trump — dovesse offrire una versione diversa, magari più critica, lo scenario potrebbe cambiare rapidamente.

Per ora, resta un “giallo” aperto. Con una certezza: nella notte di Sigonella non si è giocata solo una partita tecnica, ma un delicato equilibrio tra sovranità nazionale, alleanze strategiche e catene decisionali che, almeno per qualche ora, sembrano essersi incrinate.