• 6 Marzo 2026

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Saluti romani ad Acca Larentia, prosciolti i militanti di CasaPound

Feb 20, 2026 #cronaca

Il gup del Tribunale di Roma ha prosciolto una trentina di militanti di CasaPound Italia, tra cui Gianluca Iannone e il portavoce delle “tartarughe” Luca Marsella, finiti sotto processo per i saluti romani e il grido “presente” durante la commemorazione della strage di Strage di Acca Larentia, avvenuta il 7 gennaio 2024.

I fatti contestati risalgono alla tradizionale cerimonia che ogni anno si svolge in via Acca Larentia, nel quartiere Tuscolano di Roma, in ricordo dei tre giovani del Fronte della Gioventù uccisi nel 1978. Secondo l’impostazione accusatoria, i partecipanti avrebbero compiuto gesti e manifestazioni riconducibili all’apologia del fascismo.

La Procura di Roma aveva contestato la violazione della Legge Mancino e della Legge Scelba, norme che puniscono rispettivamente la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa e la riorganizzazione del partito fascista o l’apologia del fascismo.

Con il provvedimento di proscioglimento, il giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto insussistenti i presupposti per il rinvio a giudizio, chiudendo così il procedimento nei confronti degli imputati.

Soddisfazione è stata espressa dall’avvocato Domenico Di Tullio, storico difensore dei militanti, che all’AGI ha commentato: «Oggi si chiude un processo nel modo corretto, perché finalmente è stata fatta giustizia». Il legale ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto che, «a quasi cinquant’anni di distanza, sono ancora impuniti e sconosciuti gli assassini di Acca Larentia».

La decisione riaccende un dibattito politico e giuridico che da anni accompagna le commemorazioni del 7 gennaio, spesso al centro di polemiche per la presenza di gesti e simboli riconducibili all’ideologia fascista. Da un lato, i promotori parlano di rito identitario e memoria dei caduti; dall’altro, associazioni e forze politiche denunciano il rischio di legittimazione di condotte vietate dall’ordinamento.

Il caso, pur chiuso in questa fase processuale, si inserisce in una più ampia discussione sull’applicazione delle norme che regolano la repressione dell’apologia del fascismo e dei comportamenti discriminatori, terreno su cui giurisprudenza e politica continuano a confrontarsi.