L’agenda politica di inizio 2026 è dominata dall’imminente referendum confermativo del 22 e 23 marzo. Il quesito riguarda la riforma costituzionale sull’ordinamento giurisdizionale, che introduce la storica separazione delle carriere tra magistratura inquirente (pubblici ministeri) e giudicante.
- La posta in gioco: Il governo mira a garantire una maggiore terzietà del giudice, mentre le opposizioni e l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) denunciano il rischio di un indebolimento dell’indipendenza dei PM dal potere politico.
- Novità tecnica: Per contrastare l’astensionismo, le votazioni sono state estese a due giornate.
Parallelamente alla giustizia, prosegue l’iter della riforma del Premierato (l’elezione diretta del Presidente del Consiglio). Dopo le accelerazioni di fine 2025, il dibattito si è spostato sulla definizione dei “pesi e contrappesi” per non svuotare di significato il ruolo del Presidente della Repubblica.
- Lo scenario: Gli studi più recenti (gennaio 2026) evidenziano che la riforma potrebbe aumentare la stabilità degli esecutivi, ma al costo di una maggiore probabilità di scioglimento anticipato delle Camere in caso di crisi, riducendo i margini per i “governi tecnici” o di coalizione post-elettorale.