• 6 Marzo 2026

GS CHANNEL TV

CALABRIA ch.83 /// ROMA ch.79 /// HbbTV ch.68

Referendum sulla Giustizia, Paese spaccato e affluenza in bilico: il sondaggio Demopolis fotografa un’Italia sospesa

Feb 23, 2026 #news

A poco più di un mese dal referendum confermativo sulla Riforma della Giustizia, in programma il 22 e 23 marzo, il quadro che emerge dall’ultimo sondaggio dell’Istituto Demopolis è quello di un’Italia divisa quasi a metà e, soprattutto, ancora largamente indecisa sulla partecipazione al voto.

La rilevazione, realizzata tra il 18 e il 19 febbraio su un campione probabilistico di 2.000 intervistati rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, con un margine di errore del 3%, restituisce un dato politico di grande rilievo: la vera partita, prima ancora che sul merito della riforma, si gioca sull’affluenza.

Affluenza: il nodo cruciale

Alla domanda se intendano recarsi alle urne, il 42% degli italiani risponde sì. Un 43% dichiara invece che non voterà, mentre il 15% si riserva di decidere nelle prossime settimane.

Si tratta di un equilibrio fragile. Il fronte dell’astensione è oggi leggermente prevalente su quello della partecipazione, ma la quota di indecisi rappresenta una variabile determinante. In un referendum confermativo, in cui non è previsto quorum, l’affluenza resta comunque un indicatore politico fondamentale: una partecipazione bassa rischierebbe di depotenziare il valore simbolico e politico del risultato, qualunque esso sia.

Sì e No quasi appaiati

Ancora più significativo è il dato sulle intenzioni di voto nel merito della Riforma della Giustizia. Se si votasse domani:

il 40% voterebbe Sì per confermare la riforma

il 41% voterebbe No per bocciarla

il 19% si dichiara indeciso

Un solo punto percentuale separa i due fronti. È una distanza statisticamente compatibile con il margine di errore, il che significa che, allo stato attuale, il risultato è completamente aperto.

La presenza di un 19% di indecisi rende il quadro ancora più fluido. In termini elettorali, si tratta di un bacino enorme, potenzialmente in grado di ribaltare gli equilibri nelle ultime settimane di campagna.

Una riforma che divide trasversalmente

Il dato politico più interessante non è soltanto l’equilibrio numerico tra Sì e No, ma la natura trasversale della divisione. La Riforma della Giustizia, per sua natura, tocca equilibri istituzionali delicatissimi: rapporti tra poteri dello Stato, autonomia e responsabilità della magistratura, assetti del Consiglio superiore, ridefinizione delle carriere.

Temi tecnici, ma fortemente simbolici, che intercettano sensibilità diverse anche all’interno dei medesimi schieramenti. Non è un referendum identitario tradizionale: è un voto che attraversa le appartenenze politiche e che potrebbe produrre fratture non perfettamente sovrapponibili agli attuali blocchi parlamentari.

La vera incognita: la mobilitazione

Con un 42% di elettori che oggi dichiarano di voler andare alle urne, la campagna referendaria sarà decisiva. La capacità dei comitati, dei partiti e delle principali leadership politiche di mobilitare il proprio elettorato farà la differenza.

In un contesto di crescente disaffezione verso la politica e di stanchezza elettorale, il rischio è che il referendum venga percepito come distante o troppo tecnico. Al contrario, chi riuscirà a semplificare il messaggio e a trasformare il voto in una scelta netta e comprensibile potrebbe spostare gli equilibri.

Un Paese sospeso

Il sondaggio Demopolis fotografa un’Italia sospesa: metà propensa a disertare le urne, metà pronta a votare; e tra chi vota, uno scarto minimo tra favorevoli e contrari.

Non c’è, al momento, una maggioranza chiara. C’è invece un corpo elettorale ancora in movimento, con una quota consistente di cittadini che deciderà all’ultimo.

Il referendum sulla Giustizia non è ancora una partita chiusa. È, anzi, una sfida aperta in cui ogni punto percentuale può risultare decisivo. E nelle prossime settimane, più che le dichiarazioni di principio, conterà la capacità di convincere quell’elettorato incerto che oggi tiene il Paese in equilibrio perfetto tra conferma e bocciatura.