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Politica, Follini: “Mentre mondo imprevedibile da noi stanca prevedibilità”

Apr 12, 2026

(Adnkronos) – "Mentre il mondo globale scivola verso la più inquietante, spaventosa, quasi agghiacciante imprevedibilità, la nostra politica di casa si rifugia nella celebrazione della sua più stanca e ovvia prevedibilità. Tutto sembra svolgersi nel rispetto del copione, come se ogni confronto servisse solo a ribadire il già detto senza che mai un guizzo, una sorpresa, una qualche forma di originalità possa far pensare che dietro le parole ci sia stata una riflessione capace di scompaginare le finte certezze del giorno prima e di quello prima ancora.  Certo fa paura l’altalena altrui. E quel fiume in piena di esternazioni e manovre trumpiane che seguono il filo (il)logico della sua abominevole follia comprensibilmente induce le persone con un po’ di sale in zucca a cercare di presidiare quel che resta delle proprie certezze. E dunque si può capire che non appena si accendono i riflettori i vari Meloni, Schlein, Conte e chi più ne ha più ne metta siano portati a evitare di salire anche loro sull’ottovolante dei colpi di fantasia. Non si invoca il situazionismo, certo no. E però si vorrebbero ascoltare discorsi meno scontati di quelli pronunciati nei due confronti parlamentari dei giorni scorsi. Giusto quel tanto che basta a dar l’idea che chi ha redatto quei testi ci ha pensato almeno un po’ e magari non si è affidato ciecamente alla luce dell’intelligenza artificiale.  E invece, senza voler mancare di rispetto né ai relatori né ai loro eventuali e diligenti amanuensi, sembrava che tutto dovesse scorrere lungo binari prestabiliti. Ognuno pronto a issare le proprie bandiere secondo i codici dell’ovvio. Una premier che non spende una parola per guardare in faccia una sconfitta clamorosa e imprevista. E uno stuolo di oppositori che sembrano ancora affacciati sui palchi di qualche giorno prima. Come a dire che la crisi globale che sconvolge il mondo di oggi può solo trovare le sue soluzioni nelle parole d’ordine appena pronunciate -e testardamente ripetute, una in fila all’altra. Quasi che l’inventiva apparisse a questo punto troppo rischiosa per essere sperimentata.  Temo che sarà questo il copione della campagna elettorale. Peccato che essa sia prevista per l’anno prossimo, e che nel frattempo noi si corra il rischio di cantare la stessa canzone, con reciproca monotonia, per un anno e più. Il punto è che una politica ridotta alla infinita ripetizione di se stessa svela nel frattempo tutta la profondità della sua crisi. E non riesce mai a tener dietro al vorticoso agitarsi del mondo appena al di là dei nostri confini.  Questo modo di interpretare se stessi sta diventando ormai una deriva. Comincia dalle dichiarazioni rilasciate ogni sera ai telegiornali, laddove ogni leader e leaderino si esprime con lo stesso gergo, immancabilmente rivolto a promettere e a invocare risorse rivolte “alle imprese e alle famiglie” (formula di rito, ormai). E prosegue a questo punto anche nella solennità delle aule parlamentari, laddove non si sente più il vibrare di una sorpresa, di uno scarto, di una parola inattesa. E’ una vera e propria deriva. Che costringe i protagonisti a radicalizzare sempre più le proprie posizioni, poiché solo la demonizzazione dell’avversario e il trionfalismo di se stessi produce il carburante che serve alla propria campagna. Cristallizzando così il discorso pubblico nelle forme più canoniche e sempre meno convincenti.   Non c’è mai un ripensamento critico di se stessi, un annuncio di copioni meno prevedibili, un piccolo segno che si voglia tentare -almeno tentare- di uscire dai propri schemi, di oltrepassare le proprie trincee. Vorrebbe essere un tentativo di infondere sicurezza ai propri cari sulla forza delle leadership in campo. E invece temo sia solo la conferma che nessuno sente di potersi avventurare oltre le frontiere dell’ovvio. Laddove la politica, celebrando le sue ragioni di parte (solo quelle, o quasi) , si arrende a una realtà globale che sempre più tende a cancellarne ogni traccia di originalità e di coraggio". (di Marco Follini) 
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