• 6 Marzo 2026

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Napoli, il cuore “bruciato” e il viaggio nel box di plastica: indagine sul trapianto del 23 dicembre

Feb 16, 2026

ROMA – Un cuore destinato a salvare una vita di appena due anni e tre mesi avrebbe viaggiato in un semplice contenitore di plastica rigida, anziché in un box tecnologico capace di garantire il monitoraggio continuo della temperatura. È questo il punto cruciale su cui si concentra l’inchiesta della Procura di Napoli, dopo il sequestro del contenitore da parte dei carabinieri del Nas partenopei.

L’organo, trapiantato il 23 dicembre 2025 all’Ospedale Monaldi, sarebbe stato conservato – secondo una prima ricostruzione riportata dal Corriere della Sera – in condizioni non idonee. A danneggiarlo, sempre secondo quanto emerge dalle verifiche investigative, sarebbero state temperature eccessivamente basse provocate dall’utilizzo di ghiaccio secco, capace di raggiungere i -80 gradi, al posto del ghiaccio tradizionale impiegato nei protocolli di trasporto degli organi.

Il sospetto: fibre cardiache compromesse dal gelo

Le fonti investigative parlano di un possibile effetto “ustionante” sulle fibre del muscolo cardiaco. Il ghiaccio secco, se non correttamente gestito e isolato, può generare un abbassamento drastico della temperatura, incompatibile con la conservazione ottimale di un cuore destinato al trapianto. Un eccesso di freddo, paradossalmente, può risultare letale quanto il calore.

Il nodo ora è duplice: chi ha reperito il ghiaccio secco? E soprattutto, sono stati effettuati i controlli previsti prima della partenza verso Napoli?

Sul punto stanno indagando anche i carabinieri del Nas di Trento, competenti per la zona di Bolzano, da dove sarebbe partita l’équipe incaricata del prelievo, insieme a medici provenienti da altre città per l’espianto di diversi organi. La catena logistica, dalla sala operatoria al blocco trapianti, è ora al centro di un’analisi minuziosa.

Il contenitore in plastica è stato sequestrato e sarà oggetto di accertamenti tecnici irripetibili. Gli inquirenti vogliono ricostruire nel dettaglio ogni fase di quel viaggio, verificando eventuali responsabilità lungo la filiera sanitaria.

Il piccolo paziente: grave ma stabile

Intanto, il bambino è ricoverato in terapia intensiva, in coma farmacologico. Le sue funzioni vitali sono garantite dall’Ecmo, un sistema di ossigenazione extracorporea che svolge temporaneamente il lavoro del cuore e dei polmoni, una sorta di “cuore artificiale esterno” che consente di mantenere in vita pazienti in condizioni critiche.

In una nota ufficiale, l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha comunicato che “alle 14 di oggi le condizioni cliniche del piccolo paziente si presentano stabili, in un quadro di grave criticità”. Il bambino resta in lista trapianto “fino a nuova valutazione” ed è sottoposto a stretto monitoraggio assistenziale e strumentale, con consulenze specialistiche continue.

La Direzione sanitaria ha annunciato l’istituzione di un bollettino medico quotidiano, diffuso con l’autorizzazione dei familiari tramite il loro legale. “Ribadiamo il nostro impegno ad assicurare trasparenza e collaborazione con le autorità ispettive e giudiziarie”, si legge nella nota, che garantisce “ogni supporto necessario alle determinazioni clinico-terapeutiche assunte nell’esclusivo interesse del paziente”.

Una vicenda che interroga il sistema

Il trapianto d’organo è una procedura ad altissima complessità, fondata su protocolli rigorosi e su una logistica calibrata al minuto. Ogni deviazione dalle linee guida può trasformarsi in un rischio irreversibile.

Ora sarà l’inchiesta a stabilire se vi sia stata una sottovalutazione, un errore umano o una falla organizzativa. Nel frattempo, una famiglia attende, sospesa tra la speranza e l’angoscia, mentre un’intera comunità medica è chiamata a fare chiarezza su una vicenda che scuote le fondamenta della fiducia nel sistema dei trapianti.

Il 23 dicembre, data simbolicamente carica di attese e promesse, si è trasformato in un giorno che chiede verità. E responsabilità.