Dubai, Emirati Arabi Uniti
Abu Dhabi
Il rombo dei caccia nel cielo limpido del Golfo, poi le esplosioni. La guerra che irrompe nei luoghi simbolo del lusso globale. Dubai e l’isola artificiale di Palm Jumeirah, icone del turismo internazionale, si sono trasformate in obiettivi militari nella rappresaglia iraniana seguita all’attacco firmato da Israele e Stati Uniti.
Tra i migliaia di italiani residenti o in vacanza negli Emirati, c’è anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Partito venerdì da Roma con un volo civile per raggiungere la famiglia, è rimasto bloccato a Dubai dopo la sospensione improvvisa dei voli di linea causata dall’escalation militare. In attesa della riapertura dello spazio aereo, il rientro in Italia resta congelato.
La vicenda ha immediatamente assunto una dimensione politica. Il Movimento 5 Stelle attacca: la presenza del ministro all’estero, sostengono i pentastellati, sarebbe la “riprova della marginalità del governo” sul piano internazionale, una centralità “che esiste solo nel mondo fatato raccontato da Meloni”. Parole dure, che evocano un’Italia ai margini degli equilibri geopolitici in una fase di massima tensione globale.
Immediata la replica della maggioranza. Fratelli d’Italia, con il deputato Mauro Malaguti, accusa il M5S di speculare sulla sicurezza di un cittadino italiano – prima ancora che di un ministro – invece di auspicare un rapido e sicuro rientro. “Inventarsi una marginalità internazionale in un momento simile è perfetto stile pentastellato”, afferma Malaguti, denunciando un clima politico avvelenato anche davanti all’emergenza.
Ma oltre il caso politico, ci sono le ore di angoscia vissute dai connazionali negli Emirati.
“Abbiamo visto un caccia e poi sentito tre esplosioni. Eravamo in piscina, la gente ha iniziato a correre all’interno”, racconta Ginevra Marmo, italiana che lavora ad Abu Dhabi. Oggi si trovava a Dubai, nella zona di The Palm, quando è avvenuto l’attacco. “Ero all’hotel Sky Address. Nessuno immaginava che l’Iran avrebbe colpito qui. Ho controllato subito i canali dell’ambasciata italiana: raccomandavano di restare al chiuso”.
Tra gli italiani coinvolti anche la rapper Big Mama, che sui social parla di “incubo”. Partita dall’aeroporto di Malé, alle Maldive, ha raccontato che il suo volo è stato dirottato nel deserto nei pressi di Dubai. “Continuiamo a sentire i missili sopra la testa. Sono terrorizzata, siamo in tantissimi in questa situazione”.
La sensazione comune è quella di una normalità spezzata. “Stiamo vivendo qualcosa di surreale – dice Nicole Molinaro, 21 anni, romana –. Nessuno è preparato a trovarsi in guerra mentre è in vacanza”.
C’è chi prova a mantenere la calma. “Stiamo bene, anche se abbiamo paura”, racconta Rosa D’Amico-Stones, residente negli Emirati da quarant’anni. “C’è uno strano silenzio per strada. Dubai di solito è piena di traffico, oggi molte persone hanno fatto scorte di acqua, viveri e benzina”.
Il paradosso è tutto qui: il paradiso artificiale del turismo globale improvvisamente attraversato dal fragore dei missili. E mentre gli italiani attendono la riapertura dei cieli, in patria la guerra diventa terreno di scontro politico. Tra accuse di irrilevanza internazionale e richiami al senso di responsabilità, l’emergenza si intreccia con la polemica.
Sul fondo resta l’immagine più forte: una piscina, un cielo azzurro, poi il rombo di un caccia. E la consapevolezza che, nell’era delle crisi permanenti, nessun luogo è davvero lontano dalla guerra.