• 4 Marzo 2026

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Medici cubani in Calabria, Roma difende l’intesa: “Priorità agli ospedali, non alla geopolitica”

Feb 21, 2026

La sanità calabrese resta al centro di un delicato snodo diplomatico. I medici cubani in servizio negli ospedali della regione non lasceranno l’Italia, nonostante le pressioni che arrivano dagli Stati Uniti. La linea condivisa tra governo e Regione è chiara: la continuità assistenziale viene prima delle tensioni internazionali.

Da tre anni circa 400 professionisti provenienti da Cuba operano nei presìdi calabresi, garantendo turni nei pronto soccorso, nelle unità di medicina interna e nelle aree di emergenza. In un sistema segnato da carenze strutturali di personale, il loro contributo è diventato determinante per mantenere aperti reparti e assicurare i livelli essenziali di assistenza.

Il fronte diplomatico

L’amministrazione guidata da Donald Trump avrebbe intensificato le iniziative contro i programmi di cooperazione sanitaria cubana all’estero. In questo contesto è attesa a Roma una missione diplomatica statunitense con l’obiettivo di sollevare il caso italiano.

Il confronto, tuttavia, resterà su un piano tecnico. Il dossier sarà seguito dalla Farnesina sotto la responsabilità del ministro Antonio Tajani, con interlocuzioni affidate ai vertici amministrativi competenti per l’America Latina. La posizione dell’esecutivo è orientata a ribadire la piena conformità dell’accordo alle normative internazionali e la correttezza dei contratti individuali sottoscritti dai professionisti.

La posizione della Regione

Il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, difende senza esitazioni il progetto. La Regione considera i medici cubani un presidio essenziale contro la desertificazione sanitaria, in particolare nelle aree più periferiche.

L’intesa, inizialmente concepita come misura straordinaria, potrebbe essere ampliata. Il fabbisogno stimato supera infatti le attuali presenze e punta a rafforzare ulteriormente l’organico, soprattutto nei settori dell’emergenza-urgenza e nelle discipline meno attrattive per i giovani medici italiani.

Una crisi che va oltre la Calabria

Il caso regionale riflette una difficoltà nazionale. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha più volte segnalato la carenza di specialisti in aree chiave del servizio pubblico. Pronto soccorso, medicina interna e chirurgia generale restano ambiti ad alta scopertura, con un impatto più evidente nel Mezzogiorno, dove la mobilità verso il Centro-Nord amplifica il deficit.

In questo quadro, la cooperazione internazionale è stata utilizzata come leva temporanea per evitare la riduzione dell’offerta sanitaria. L’eventuale stop al programma cubano comporterebbe, secondo fonti regionali, un’immediata criticità organizzativa.

Sanità prima della politica

Il governo italiano sembra intenzionato a mantenere un equilibrio: dialogo con Washington, ma senza arretrare su una scelta ritenuta indispensabile per la tutela del diritto alla salute. La vicenda dimostra come una misura nata per fronteggiare un’emergenza organizzativa possa trasformarsi in un dossier geopolitico.

Per ora, la linea resta ferma: gli ospedali calabresi continueranno ad avvalersi dei medici cubani. La priorità dichiarata è garantire cure e servizi ai cittadini, mentre la diplomazia è chiamata a evitare che la sanità diventi terreno di scontro internazionale.