• 12 Aprile 2026 14:24

GS Channel TV

Calabria (ch.83) // Roma (ch.79) // HbbTV (ch.68)

M5s, Cafiero de Raho nuovo garante: il Movimento si affida all’ex pm

Mar 15, 2026 #news, #politica

Il Movimento 5 Stelle affida uno dei ruoli più delicati della propria architettura interna a un ex magistrato simbolo della stagione giudiziaria italiana. Federico Cafiero de Raho è stato infatti eletto nuovo componente del Comitato di garanzia del M5s, al termine della consultazione tra gli iscritti che segna un ulteriore consolidamento della leadership di Giuseppe Conte nella fase post-grillina del Movimento.

La nomina dell’ex procuratore nazionale antimafia rappresenta uno dei passaggi più significativi del riassetto interno voluto dal leader pentastellato. Conte lo aveva già di fatto blindato politicamente nelle settimane precedenti e il voto della base ha confermato quella scelta: Cafiero de Raho ha ottenuto 13.838 preferenze ed entrerà nel Comitato di garanzia insieme a Barbara Floridia e Gianluca Castaldi, sostituendo i membri uscenti Roberto Fico, Virginia Raggi e Laura Bottici.

Parallelamente si rinnova anche il Collegio dei probiviri, dove entrano Valentina Palmisano, Giulia Sarti, Roberto Cataldi, Filippo Scerra – al posto di Danilo Toninelli – ed Enrico Cappelletti. Un assetto che, secondo molti osservatori, segna l’ascesa definitiva della componente più vicina a Conte all’interno della galassia pentastellata.

Il voto, tuttavia, evidenzia anche una partecipazione limitata. Su oltre 103mila iscritti alla piattaforma del Movimento, hanno votato in 21.369, pari al 20,6%. Un dato che alimenta il dibattito interno sul reale coinvolgimento della base nelle scelte strategiche del partito.

La designazione di Cafiero de Raho arriva inoltre in un clima politico particolarmente teso. Il suo nome è infatti legato alle polemiche sul cosiddetto caso “dossieraggi”, che ha coinvolto Pasquale Striano, ex finanziere in servizio alla Direzione nazionale antimafia accusato di aver consultato e scaricato abusivamente ingenti quantità di dati riservati dalle banche dati investigative, trasmettendoli poi ad alcuni giornalisti.

La vicenda è finita al centro dei lavori della Commissione parlamentare antimafia, dove la maggioranza di centrodestra ha approvato una relazione fortemente critica nei confronti dell’ex procuratore nazionale antimafia. Nel documento si sostiene che dalle indagini non emergerebbe un quadro di semplice inconsapevolezza, ma piuttosto quello di un dirigente pienamente consapevole delle prassi irregolari all’interno dell’ufficio da lui guidato.

Secondo la relazione, Cafiero de Raho avrebbe adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi che dimostrerebbero la sua conoscenza delle procedure contestate. Un giudizio politico molto duro, che ha portato più volte esponenti della maggioranza a chiederne le dimissioni dalla Commissione antimafia.

L’ex magistrato ha però sempre respinto con fermezza ogni accusa, sostenendo di non aver mai avuto conoscenza delle attività illecite attribuite a Striano e bollando come “calunnie” le ricostruzioni dei suoi critici. Cafiero de Raho ha inoltre negato di aver ricevuto relazioni o segnalazioni formali sui comportamenti dell’ex finanziere.

A rendere ancora più complessa la vicenda sono le dichiarazioni dell’ex magistrato della Direzione nazionale antimafia Giovanni Russo, che ha raccontato ai pm di aver segnalato più volte a Cafiero de Raho comportamenti anomali di Striano. Russo sostiene di avergli anche consegnato una relazione scritta e di aver chiesto formalmente l’allontanamento del finanziere. Circostanze che l’ex procuratore continua a smentire.

Nel frattempo, il Movimento 5 Stelle tira dritto. La scelta di affidare un ruolo di garanzia a Cafiero de Raho viene letta dal centrodestra come la conferma di un rapporto privilegiato tra il Movimento e una parte della magistratura, mentre per i vertici pentastellati si tratta di una figura di alto profilo istituzionale, con una lunga esperienza nella lotta alla criminalità organizzata.

La sua elezione, dunque, non è solo una nomina interna. È un passaggio politico che riaccende lo scontro tra maggioranza e opposizione sul rapporto tra politica, magistratura e potere investigativo, uno dei temi più sensibili del dibattito pubblico italiano.