• 9 Aprile 2026

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Libano, spari contro convoglio italiano Unifil: tensione altissima, Roma chiede chiarimenti a Israele

Apr 9, 2026 #cronaca

Colpito un mezzo Lince nel Sud del Libano: nessun ferito, ma scoppia il caso diplomatico. Dura reazione del Governo italiano

Spari contro un convoglio italiano della missione UNIFIL nel Sud del Libano e la tensione internazionale torna a salire bruscamente. Un mezzo blindato Lince del contingente italiano è stato raggiunto da colpi di avvertimento esplosi dalle forze armate israeliane durante uno spostamento operativo da Shama verso Beirut.

L’episodio si è verificato a circa due chilometri dalla base di partenza. I proiettili hanno colpito pneumatici e paraurti del veicolo, costringendo la colonna a invertire la marcia e rientrare immediatamente. Nessun ferito tra i militari italiani, ma il segnale è apparso subito gravissimo.

La reazione del Governo: “Inaccettabile”

Durissima la posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di un atto “del tutto inaccettabile”, sottolineando come il personale impegnato sotto la bandiera delle Nazioni Unite non possa essere messo a rischio con azioni irresponsabili. Un comportamento che, secondo Palazzo Chigi, rappresenta una “palese violazione” della Risoluzione 1701.

Linea ferma anche dalla Farnesina. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano e ha avuto un colloquio diretto con il presidente libanese Joseph Aoun, esprimendo solidarietà per quelli che ha definito “attacchi ingiustificati e inaccettabili”. Il messaggio è netto: “I militari italiani non si toccano”.

Crosetto: “Serve un intervento urgente dell’ONU”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto alle Nazioni Unite un intervento immediato presso le autorità israeliane per chiarire quanto accaduto e garantire la sicurezza del contingente.

“L’Italia continuerà a sostenere la missione di pace – ha ribadito – ma pretende il pieno rispetto del ruolo di Unifil e la tutela dei propri militari”. Parole che segnano un punto politico preciso: la missione non è in discussione, ma lo sono le condizioni operative.

Reazioni politiche: tra sostegno e scontro

Dal Parlamento arriva il ringraziamento del presidente della Camera Lorenzo Fontana ai militari impegnati “in condizioni di grande complessità”.

Più critica l’opposizione. Il vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi chiede al Governo di tutelare “immagine e sostanza della missione”, mentre il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni attacca duramente l’esecutivo invocando sanzioni contro Israele e la revisione dei rapporti con Tel Aviv.

Non è un caso isolato

L’episodio si inserisce in un contesto già estremamente fragile. Solo pochi giorni fa la base italiana di Shama, quartier generale del contingente, era stata colpita da un razzo. Un precedente ancora più grave risale al novembre 2024, quando due razzi provocarono quattro feriti tra i militari italiani della Brigata Sassari, in un attacco attribuito a Hezbollah.

Negli ultimi mesi si sono registrati anche danneggiamenti alle infrastrutture italiane, con telecamere distrutte da colpi d’arma da fuoco negli avamposti.

Una missione delicata, con regole limitate

Attualmente sono circa 1.200 i militari italiani impegnati nella missione Unifil, all’interno di una forza multinazionale di circa 10.000 unità provenienti da oltre 50 Paesi.

Nata nel 1978, la missione ha assunto un ruolo centrale dopo il conflitto del 2006 tra Israele e Hezbollah. Il suo mandato, definito dalla Risoluzione 1701, prevede il monitoraggio del cessate il fuoco e il supporto al governo libanese.

Tuttavia, le regole d’ingaggio restano uno dei punti più critici: l’uso della forza è consentito solo per autodifesa o per proteggere personale e civili, limitando fortemente la capacità di reazione sul campo.

L’episodio di oggi riapre un nodo politico e militare mai risolto: quanto è sicura, davvero, una missione di pace in un’area dove la linea del fronte resta mobile e le tensioni non si sono mai spente. E soprattutto, fino a che punto l’Italia è disposta a tollerare episodi che mettono a rischio i propri soldati sotto la bandiera dell’ONU.