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La Corte Suprema ferma i dazi di Trump, il presidente rilancia: “Sentenza vergognosa”. Subito nuove tariffe al 10%

Feb 21, 2026 #news

WASHINGTON – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi imposti dal presidente Donald Trump, stabilendo che la Casa Bianca non poteva introdurre tariffe unilaterali senza un’autorizzazione esplicita del Congresso. Una decisione che rappresenta il più duro colpo politico per Trump dall’inizio del suo secondo mandato e che apre un fronte giuridico ed economico destinato a protrarsi per mesi, forse anni.

La motivazione della Corte

La sentenza, approvata con sei voti favorevoli e tre contrari, contesta l’utilizzo dell’International Emergency Economic Powers Act del 1977, invocato dal presidente per giustificare l’imposizione delle tariffe annunciate il 2 aprile dello scorso anno. Secondo la maggioranza dei giudici, i deficit commerciali non possono essere qualificati come “emergenza nazionale” tale da consentire al presidente di esercitare poteri straordinari senza passare dal Parlamento.

A firmare l’opinione di maggioranza è stato il presidente della Corte, John Roberts, affiancato dai giudici Gorsuch, Barrett, Kagan, Sotomayor e Ketanji Brown Jackson. Nel testo si afferma che un potere così ampio – capace di incidere su importi, durata e portata delle tariffe – necessita di una delega chiara e inequivocabile da parte del Congresso.

I tre giudici dissenzienti – Thomas, Alito e Kavanaugh – hanno invece sollevato dubbi sull’impatto pratico della decisione, sottolineando il rischio di caos finanziario legato ai fondi già incassati.

Il nodo dei 130 miliardi

La pronuncia non entra nel merito della gestione delle somme già raccolte, stimate in oltre 130 miliardi di dollari, in parte utilizzate per compensare settori economici penalizzati dalle ritorsioni commerciali, come quello agricolo. La Corte ha rimandato ai tribunali inferiori la questione dei rimborsi, ma ha di fatto aperto la strada a possibili azioni legali da parte delle aziende che hanno già versato le tariffe.

Si tratta di un passaggio cruciale: eventuali restituzioni potrebbero avere un impatto significativo sui conti pubblici e sulla stabilità delle politiche economiche dell’amministrazione.

La reazione di Trump

Trump ha reagito con durezza, definendo la sentenza “una vergogna” e accusando i giudici di essere influenzati da interessi stranieri. Poche ore dopo, ha annunciato un nuovo dazio globale del 10%, questa volta fondato sulla Section 122 del Trade Act del 1974, e l’avvio di ulteriori procedure ai sensi della Section 301.

La prima norma consente però tariffe temporanee, con un limite massimo di 150 giorni. La seconda richiede indagini formali su pratiche commerciali ritenute sleali, con tempi tecnici che potrebbero dilatare l’entrata in vigore delle nuove misure. Resta inoltre incerto se tali strumenti possano resistere a nuove impugnazioni giudiziarie, considerata la posizione appena espressa dalla Corte Suprema.

Impatto politico ed economico

La decisione rappresenta un disconoscimento significativo della strategia commerciale di Trump, costruita sull’uso dei dazi come leva negoziale globale. Sul piano interno, la sentenza arriva in un momento delicato, aggravato da dati economici meno brillanti del previsto, con una crescita del Pil rallentata nell’ultimo trimestre.

L’effetto combinato di incertezza legale, possibile restituzione dei fondi e nuove tariffe potrebbe alimentare tensioni sui mercati e pesare sul clima politico in vista delle elezioni di midterm di novembre.

Si apre ora una fase di conflitto istituzionale tra Casa Bianca e potere giudiziario, con il Congresso chiamato indirettamente in causa: senza un’autorizzazione parlamentare esplicita, la strada dei dazi unilaterali appare, per il momento, giuridicamente sbarrata.