
Istanbul, ancora tu. Per la Juventus il ritorno sul Bosforo, teatro di pagine epiche e ferite profonde, si è trasformato in una disfatta che rischia di segnare un punto di non ritorno nella stagione europea. Il 5-2 incassato contro il Galatasaray nell’andata degli spareggi di Champions League non è soltanto una sconfitta pesante: è una crepa che attraversa certezze, equilibri tattici e soprattutto il futuro di Luciano Spalletti.
La squadra bianconera aveva iniziato con personalità, andando al riposo sul 2-1 grazie alla doppietta di Teun Koopmeiners. Sembrava una Juventus finalmente concreta, capace di soffrire e colpire. Un’illusione durata quarantacinque minuti.
Crollo verticale
Nella ripresa, l’espulsione di Juan Cabal ha cambiato la traiettoria del match. In dieci uomini, la Juventus si è sciolta. Il Galatasaray ha alzato ritmo e pressione, trovando varchi con una facilità allarmante. La difesa bianconera – già fragile nelle ultime settimane – ha concesso cinque reti, certificando un dato inquietante: tredici gol subiti nelle ultime quattro partite.
Kelly è finito sotto accusa per la gestione di un Victor Osimhen dominante, capace di trasformare ogni accelerazione in un pericolo concreto. Ma il problema non è stato solo individuale. È apparso strutturale: linee troppo distanti, coperture preventive inesistenti, letture tardive.
Spalletti ammette: “Tre passi indietro”
Nel post-partita, Spalletti non ha cercato alibi. “Abbiamo fatto non uno, ma tre passi indietro”, ha dichiarato. Parole che pesano, soprattutto in una fase della stagione in cui servirebbero certezze. Il tecnico starebbe valutando il ritorno alla difesa a tre per ricompattare un reparto che oggi è il vero punto debole della squadra.
Le statistiche, però, non aiutano l’ottimismo: nella storia della Champions League solo 14 squadre sono riuscite a ribaltare una sconfitta con tre o più gol di scarto nell’andata. Il precedente che accende una fiammella è quello del 2019, quando la Juventus di Massimiliano Allegri rimontò l’Atletico Madrid con un memorabile 3-0 allo Stadium. Ma questa volta l’impresa appare ancora più complessa.
La rivolta social: “È un bluff”
Se il campo ha emesso un verdetto severo, i social hanno amplificato la contestazione. Spalletti è diventato il bersaglio principale. Molti tifosi parlano apertamente di progetto fallito, di squadra prevedibile, di sistema di gioco sempre uguale e ormai leggibile dagli avversari.
“Altro che rinnovo”, è il refrain più ricorrente. Il riferimento è al contratto fino al 2028 di cui si è discusso nelle ultime settimane. Una prospettiva che oggi, dopo Istanbul, sembra meno scontata.
Rinnovo in bilico o scelta obbligata?
Secondo Sportmediaset, la domanda è inevitabile: se la situazione restasse invariata, il rinnovo diventerebbe davvero realtà? E la risposta è ambivalente. Da un lato, l’idea di ripartire ancora da zero spaventa la dirigenza; dall’altro, continuare senza segnali concreti di crescita rischia di logorare ambiente e credibilità.
La sensazione è che, al netto dei malumori, Spalletti possa restare per una questione di coerenza e per assenza di alternative realmente all’altezza. Ma il credito tecnico non è infinito. E la parola “programmazione”, in un club come la Juventus, non può prescindere dai risultati europei.
Il bivio
La Juventus si trova ora davanti a un bivio netto. O trasformare la rabbia di Istanbul in una reazione feroce al ritorno, o accettare che questa stagione europea possa diventare l’anticamera di un’ennesima rifondazione.
Spalletti ha ancora 90 minuti per difendere la sua idea di calcio e, forse, la sua panchina. Perché a Torino le sconfitte si possono accettare, ma i crolli no. E Istanbul, questa volta, è stata molto più di una semplice caduta.