• 4 Marzo 2026

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IL CASO CINTURRINO

Il caso di Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia di Stato coinvolto nell’omicidio del 28enne Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo, è diventato uno dei fatti di cronaca più eclatanti del 2026. Quella che inizialmente era stata presentata come un’operazione antidroga finita in tragedia per “legittima difesa”, si è trasformata in un’indagine per omicidio volontario e depistaggio.


1. La dinamica: dal “conflitto” all’esecuzione

Il 26 gennaio 2026, nel “boschetto della droga” di Rogoredo, Cinturrino esplode un colpo con la pistola d’ordinanza che colpisce Mansouri (noto come “Zack”) alla testa da una distanza di circa 25 metri.

  • La prima versione: Cinturrino dichiara di aver sparato perché minacciato da Mansouri, che avrebbe impugnato un’arma.
  • La svolta investigativa: I rilievi scientifici e le testimonianze dei colleghi hanno demolito questa ricostruzione. L’autopsia ha rivelato che il proiettile ha colpito la vittima mentre era di spalle o comunque non in assetto di minaccia frontale.
  • La messinscena: Accanto al corpo è stata ritrovata una pistola giocattolo (scacciacani). Tuttavia, le analisi del DNA non hanno rilevato tracce di Mansouri sull’arma, ma solo quelle di Cinturrino. Gli inquirenti ipotizzano che il poliziotto abbia fatto posizionare l’arma dopo lo sparo per simulare la legittima difesa.

2. Il profilo di Carmelo Cinturrino

Cinturrino, 42 anni, era considerato un poliziotto “di punta” del commissariato Mecenate, con oltre 40 arresti all’attivo nell’ultimo anno e encomi ufficiali ricevuti in passato.

  • Personalità: Il GIP Domenico Santoro, nel convalidare il fermo il 25 febbraio 2026, lo ha descritto come un soggetto con una “personalità negativa” e “insussistente capacità di autocontrollo”.
  • Metodi coercitivi: Emergono dettagli inquietanti su aggressioni passate ad altri frequentatori del boschetto, come un pusher ucraino in carrozzina che sarebbe stato colpito dall’agente con un martello per ottenere informazioni o denaro.

3. Il movente: l’ombra del “pizzo”

La Procura di Milano (PM Giovanni Tarzia) sta indagando su un contesto di relazioni opache tra l’agente e gli spacciatori della zona.

  • L’ipotesi del racket: Si sospetta che Cinturrino chiedesse somme di denaro o droga (“pizzo”) ai pusher per permettere loro di continuare l’attività.
  • I dissapori con “Zack”: Mansouri conosceva bene Cinturrino. Tra i due sarebbero sorti forti attriti nell’ultimo periodo. L’omicidio potrebbe essere stato il culmine di un conflitto personale legato al controllo della piazza di spaccio.

4. Il depistaggio e il ritardo nei soccorsi

Un elemento chiave dell’accusa riguarda la gestione dei momenti immediatamente successivi allo sparo:

  • Soccorsi tardivi: Sebbene l’agente avesse dichiarato di aver chiamato subito l’ambulanza, i tabulati dimostrano che l’allarme è scattato 23 minuti dopo il colpo. Mansouri, trovato ancora vivo dai sanitari, è morto poco dopo; un intervento tempestivo avrebbe potuto salvarlo.
  • Inquinamento delle prove: Cinturrino avrebbe chiesto a un collega più giovane di recuperare uno zaino (contenente presumibilmente la pistola giocattolo) per completare la messinscena prima dell’arrivo dei rilievi.

5. Reazioni istituzionali e politiche

Il caso ha scosso i vertici dello Stato, portando alla richiesta di destituzione immediata dell’agente da parte del Capo della Polizia.

  • Giorgia Meloni: Ha definito l’accaduto un “tradimento della Nazione” e della dignità delle Forze dell’Ordine.
  • Matteo Piantedosi: Ha sottolineato che la condotta di un singolo non deve macchiare l’onore della Polizia, elogiando paradossalmente proprio la Polizia stessa per aver indagato e arrestato “uno dei suoi”.

Stato attuale del procedimento

  • Misure cautelari: Il GIP ha disposto la custodia cautelare in carcere per pericolo di inquinamento probatorio e reiterazione del reato.
  • Difesa: Cinturrino continua a sostenere di aver sparato per paura, negando le accuse di estorsione e definendo “infamità” le testimonianze dei suoi stessi colleghi.