Almeno 85 morti in un raid su una scuola, Teheran chiude lo Stretto di Hormuz. Mistero sulle sorti di Ali Khamenei
Il Medio Oriente precipita in uno scenario di guerra su vasta scala. Nelle prime ore di sabato 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato una massiccia operazione militare contro l’Iran, colpendo obiettivi strategici a Teheran e in numerose altre città. Esplosioni sono state segnalate nella capitale e a Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah e Tabriz. Diversi Paesi della regione hanno chiuso lo spazio aereo, mentre Israele ha proclamato lo stato d’emergenza nazionale.
Lo Stretto di Hormuz chiuso: rischio shock petrolifero globale
La risposta di Teheran è stata immediata e dirompente. L’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita circa il 30% del commercio mondiale di petrolio. Una mossa che può innescare uno shock energetico globale.
Il comandante dei Pasdaran Ibrahim Jabari ha dichiarato all’emittente libanese Al-Mayadeen che la chiusura è “in corso a seguito dell’aggressione contro l’Iran” e che sarebbero stati lanciati circa 1.200 missili in varie direzioni subito dopo l’attacco.
Il Dipartimento dei Trasporti americano ha invitato le navi commerciali a evitare l’area del Golfo Persico, del Golfo di Oman e del Mar Arabico, definita teatro di “significativa attività militare”.
Raid su una scuola: almeno 85 morti
Tra i bersagli colpiti figura anche la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh a Minab, nella provincia meridionale di Hormozgan. Secondo l’agenzia statale iraniana Irna, il bilancio sarebbe drammatico: almeno 85 morti e 90 feriti.
A Minab è presente una base del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, elemento che potrebbe aver reso l’area un obiettivo militare. Tuttavia, l’eventuale coinvolgimento di una struttura scolastica apre un fronte politico e umanitario destinato a scuotere la comunità internazionale.
Mistero su Khamenei: vivo o ucciso?
È giallo sulle condizioni della Guida Suprema, Ali Khamenei. Immagini satellitari mostrerebbero la sua residenza a Teheran distrutta. Fonti iraniane parlano di un leader “in un luogo sicuro”, mentre la tv statale Al-Alam annuncia un imminente discorso alla nazione.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato a Nbc News che Khamenei sarebbe vivo “per quanto ne so”. Di tutt’altro tenore le dichiarazioni di fonti israeliane, secondo cui la Guida Suprema “molto probabilmente non è sopravvissuta”. Nessuna conferma ufficiale.
Circolano inoltre notizie, non ancora verificate, sull’uccisione del capo dei Pasdaran Mohammad Pakpour e del ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh.
L’annuncio di Donald Trump
Il presidente americano ha confermato l’operazione con un video su Truth: “I militari degli Stati Uniti hanno avviato grandi operazioni di combattimento in Iran. Difendiamo gli americani eliminando minacce imminenti”.
Trump ha dichiarato che Washington distruggerà i missili iraniani e impedirà a Teheran di ottenere l’arma nucleare, ammettendo la possibilità di vittime. Ha poi rivolto un ultimatum alle Guardie Rivoluzionarie: “Deponete le armi o affronterete una morte certa”.
Da parte israeliana, il ministro della Difesa Israel Katz ha definito l’azione un “attacco preventivo” volto a neutralizzare le minacce contro lo Stato ebraico.
La risposta iraniana e l’escalation regionale
Almeno 35 missili balistici sono stati lanciati verso Israele: alcuni intercettati, altri caduti sul territorio. Attacchi hanno colpito anche basi americane in Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrein.
Mosca ha condannato l’operazione come “aggressione immotivata”, accusando Washington e Tel Aviv di trascinare la regione verso una catastrofe umanitaria ed economica.
Italia in allerta
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato che non risultano italiani coinvolti negli attacchi. L’Unità di crisi della Farnesina è operativa per assistere circa 500 connazionali presenti in Iran.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che il personale militare italiano nella regione è al momento incolume, pur segnalando danni a infrastrutture militari in Kuwait.
Stato d’emergenza in Israele
Sirene d’allarme in tutto il Paese, spazio aereo chiuso, scuole e attività non essenziali sospese. Il Comando del Fronte Interno ha imposto restrizioni generalizzate.
Il Medio Oriente entra così in una fase di conflitto aperto che rischia di trasformarsi in guerra regionale su larga scala, con conseguenze geopolitiche ed economiche potenzialmente devastanti per l’intero sistema internazionale.