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Energia, l’Europa studia il piano anti-crisi: ipotesi taglio del 15% ai consumi di gas. Orban rompe il fronte Ue: “Riapriamo ai russi”

Mar 15, 2026 #europa, #news

Bruxelles torna a fare i conti con lo spettro di una nuova emergenza energetica. Mentre i mercati registrano forti tensioni su petrolio e gas, alimentate dalle crisi geopolitiche e dal rischio di un conflitto prolungato nel Golfo Persico, la Commissione europea valuta il ritorno a strumenti già utilizzati durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina.

Il punto di partenza delle simulazioni allo studio negli uffici di Bruxelles è chiaro: ridurre volontariamente del 15% il consumo di gas rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Una misura che riecheggia il piano adottato nel settembre 2022, quando l’Unione europea si trovò improvvisamente a fronteggiare il drastico calo delle forniture energetiche dalla Russia.

All’epoca l’obiettivo era quello di alleggerire la domanda di metano attraverso comportamenti virtuosi di cittadini e imprese. Ma il piano prevedeva anche una fase successiva più stringente, con possibili obblighi di riduzione dei consumi qualora i tagli volontari non fossero stati sufficienti. In quel caso sarebbero stati i governi nazionali a stabilire le priorità, individuando i settori da tutelare e quelli da sottoporre a eventuali razionamenti.

A Bruxelles, per ora, si insiste nel definire l’ipotesi prematura. Tuttavia il fatto stesso che la Commissione abbia richiamato gli strumenti del passato è un segnale che la preoccupazione cresce. Se la guerra nel Golfo Persico dovesse prolungarsi e il prezzo del petrolio arrivasse davvero a sfiorare i 200 dollari al barile, con il gas destinato a superare i record degli ultimi anni, l’Europa potrebbe trovarsi nuovamente davanti a scelte drastiche.

Nel pacchetto delle opzioni allo studio non c’è solo l’austerità energetica. Bruxelles guarda anche al ritorno del nucleare, in particolare ai mini-reattori di nuova generazione. La stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha recentemente ammesso che l’abbandono di questa tecnologia in alcuni Paesi europei «è stato un errore strategico».

Il clima di tensione energetica sarà al centro delle riunioni previste nei prossimi giorni: prima il Consiglio dei ministri dell’Energia dell’Unione europea, poi il confronto con i Paesi del G7, segno che la questione non riguarda soltanto il continente ma l’intero equilibrio dei mercati globali.

Ma proprio mentre Bruxelles cerca una linea comune, emergono nuove fratture politiche all’interno dell’Unione. A rompere il fronte è ancora una volta il premier ungherese Viktor Orban, che rilancia l’idea di riaprire ai combustibili russi.

«L’Europa non può superare la crisi energetica senza il petrolio russo a basso costo», ha dichiarato il leader di Budapest, criticando apertamente il sistema di sanzioni contro Mosca. Parole che riaccendono lo scontro con le istituzioni europee e con i Paesi più rigorosi nel sostenere la linea di pressione sulla Russia.

La partita energetica torna così al centro della politica europea. Tra timori di razionamenti, prezzi in salita e divisioni interne, Bruxelles si prepara a una primavera che potrebbe segnare una nuova fase della crisi energetica del continente.