CNA Calabria
Crolla l’export di mobili e arredo verso gli Stati Uniti e la Calabria accusa il colpo dei dazi. È l’allarme lanciato dalla CNA Calabria, che commenta i dati elaborati dall’Area studi e ricerche della CNA nazionale su base Istat.
Il settore registra un vero e proprio tracollo, in linea con l’andamento nazionale: -8,2% pari a 131 milioni di euro in meno. Un segnale che riflette il clima di forte incertezza internazionale e le tensioni commerciali che hanno irrigidito gli scambi con il mercato americano.
Non è solo il comparto dell’arredo a soffrire. Penalizzati anche i prodotti in metallo (-7,9%, -249 milioni), l’automotive (-8,5%, -655 milioni) e le produzioni alimentari (-4,5%, -348 milioni). Una frenata che coinvolge segmenti strategici del Made in Italy e che, in Calabria, assume un peso specifico maggiore.
«Per la Calabria, la cui economia è retta da piccole e medie imprese, la preoccupazione rimane alta», afferma il presidente regionale della CNA, Giovanni Cugliari. L’export rappresenta infatti una quota significativa del fatturato per molte aziende calabresi. Gli Stati Uniti, storicamente, hanno costituito un mercato di riferimento anche grazie alla presenza di una solida comunità di connazionali. Ora si apre una fase di transizione: «Bisognerà attendere che il mercato si attesti e trovi un nuovo equilibrio per determinare le conseguenze reali sul nostro Paese».
La strategia indicata dalla Confederazione punta alla diversificazione. «Il futuro è fatto di nuovi mercati», sottolinea Cugliari, con un’attenzione crescente verso Asia e Africa. Sulla stessa linea il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, che chiede stabilità e certezza nel commercio internazionale, riduzione delle barriere e strumenti concreti per accompagnare le piccole imprese nell’espansione verso nuovi sbocchi.
Nel quadro complessivo del 2025, a sostenere l’export italiano verso gli Usa è stato il farmaceutico, diventato il primo settore con una quota del 22,7% sul totale. Tra le eccellenze tradizionali, la filiera della moda – tessile, abbigliamento e pelletteria – ha retto l’urto con 5,7 miliardi di euro e una crescita del 2,4%, grazie a un ultimo trimestre positivo (+5,6%). Nel complesso, però, i settori storici del Made in Italy segnano un calo del 3,7% negli Stati Uniti.
A livello globale il 2025 si è chiuso con un incremento dell’1,7%, trainato dal +2,6% verso i Paesi Ue, +3,4% nel Regno Unito, +9,4% nei Paesi Opec e +4% in India. Pesante invece la flessione sul mercato cinese (-13,4%).
Numeri che raccontano una geografia dell’export in trasformazione. Per la Calabria, dove l’ossatura produttiva è fatta di micro e piccole imprese, la sfida sarà adattarsi rapidamente ai nuovi equilibri commerciali, trasformando l’incertezza in occasione di rilancio.