
24 febbraio 2026 — Cronaca giudiziaria
La Procura Europea (EPPO) ha formalmente richiesto misure cautelari di arresto nei confronti di 16 persone, tra docenti universitari, ricercatori, insegnanti e manager di società informatiche italiani, nell’ambito di un’inchiesta per corruzione e turbata libertà nella scelta del contraente su appalti finanziati con fondi comunitari e del Pnrr.
Un sistema di “cresta” sui fondi pubblici
Secondo quanto ricostruito dalla Procura guidata dai magistrati Gery Ferrara e Amelia Luise, gli indagati — oltre ad aver fruito di risorse già previste per progetti educativi e di ricerca — avrebbero orientato le procedure di acquisto e affidamento di beni e servizi verso specifiche società informatiche con cui intrattenevano rapporti di favore. In cambio, secondo l’accusa, avrebbero ricevuto vantaggi personali sotto forma di dispositivi elettronici di pregio: cellulari di ultima generazione, smart TV, computer e altri dispositivi per uso proprio oppure destinati a familiari e conoscenti.
L’ipotesi di accusa include i reati di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, aggravati dalla circostanza che le risorse oggetto di presunta appropriazione indebitamente appartenevano alle finanziarie europee.
Le origini dell’inchiesta
L’inchiesta ha radici in un caso scoppiato nel 2023 a Palermo, quando la dirigente scolastica della scuola Giovanni Falcone nel quartiere Zen, insieme al suo vice e a una dipendente di un’azienda di informatica, fu arrestata con accuse di peculato e corruzione; l’indagine rivelò somme trattenute illecitamente da fondi comunitari destinati alla mensa scolastica, oltre all’acquisto di device elettronici in favore privato. Quell’inchiesta ha aperto il varco per una verifica più ampia, che ha portato a estendere le indagini anche in Campania e Sicilia e ad allargare il coinvolgimento ad altri contesti istituzionali e accademici.
Chi sono gli indagati
Tra le persone per cui è stata richiesta la misura cautelare figurano docenti universitari dell’Università Federico II di Napoli, ricercatori di enti come il CNR, dirigenti scolastici e figure apicali di diverse società tecnologiche coinvolte nelle forniture.
Al momento sono in corso gli interrogatori preventivi davanti al gip di Palermo, che deciderà se accogliere le richieste di arresti domiciliari avanzate dalla Procura Europea.
Un caso destinato a fare discutere
Questa inchiesta, oltre a gettare una luce inquietante sulle pratiche corruttive nel sistema degli appalti pubblici italiani, segnala l’importanza della competenza dell’EPPO nel contrasto ai reati contro gli interessi finanziari dell’Unione Europea — soprattutto nel contesto dei fondi destinati all’istruzione, alla ricerca e alla ripresa economica.
Il procedimento si colloca in un quadro più ampio di verifiche sulle irregolarità nella gestione delle risorse comunitarie, dove negli ultimi anni altre indagini complessive hanno riguardato frodi e appropriazioni indebite in contesti agricoli, formativi e di ricerca.