• 5 Marzo 2026

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Bergamo, minacce in dialetto calabrese e agguato sotto casa: patteggia la banda dell’estorsione da 1,3 milioni

Feb 21, 2026 #cronaca

Si chiude con cinque patteggiamenti l’inchiesta sulla tentata estorsione da un milione e 300 mila euro ai danni di un imprenditore bergamasco del settore trasporti, aggredito sotto casa mentre era in auto con il figlio minorenne. Al centro della vicenda Nicola Randazzo Noto, 46 anni, originario della Calabria e residente nel Bergamasco, arrestato un anno fa dai carabinieri del Nucleo investigativo.

Per lui la giudice dell’udienza preliminare Federica Gaudino ha ratificato l’accordo a 3 anni e 6 mesi. Randazzo Noto è stato scarcerato ma sottoposto a braccialetto elettronico e al divieto di avvicinamento alla vittima, titolare di una nota azienda di trasporti con sede ad Azzano San Paolo.

L’agguato davanti alla villa

Il 6 novembre 2024 l’imprenditore fu assalito all’alba, davanti alla sua abitazione a Brembate Sopra. Mentre usciva con un furgone, con accanto il figlio minorenne, venne circondato da due uomini armati di torce a vento brandite come mazze, con un terzo complice a bordo di una Nissan Micra risultata rubata. La scena, ripresa dalle telecamere, mostrò momenti concitati: la vittima riuscì a fuggire speronando gli aggressori.

In un primo momento l’episodio fu interpretato come un tentativo di rapina. Ma le successive telefonate minatorie, con marcato accento calabrese, cambiarono il quadro investigativo: «Un avvertimento te lo abbiamo dato, paga i tuoi debiti che a Natale non ci arrivi», si sentì dire l’imprenditore.

Il presunto debito e il “personaggio di fantasia”

Secondo l’accusa, Randazzo Noto avrebbe orchestrato la spedizione punitiva fornendo telefoni e strumenti agli esecutori materiali, con l’obiettivo di costringere la vittima a versare 1,3 milioni di euro. Somma che, a suo dire, rappresentava un debito contratto dal padre dell’imprenditore, fondatore dell’azienda e nel frattempo deceduto.

Le verifiche investigative hanno escluso l’esistenza di conti in sospeso. A supporto della richiesta di pagamento era comparso anche il nome di un presunto creditore, Nicola Gigliotti, ritenuto dagli inquirenti un personaggio fittizio.

Le intimidazioni non si sarebbero fermate all’aggressione: tra gli episodi contestati anche un sopralluogo nel palazzo dove vive la sorella della vittima.

Il ruolo dell’avvocato

Nell’inchiesta è finito anche l’avvocato monzese Biagio Di Maro, 67 anni, che secondo l’accusa avrebbe formalizzato e sostenuto la richiesta di pagamento. Arrestato a settembre e inizialmente posto ai domiciliari, avrebbe continuato a contattare l’imprenditore anche dopo i primi arresti.

Gli inquirenti hanno documentato colloqui in carcere con Randazzo Noto e comunicazioni tramite “pizzini” per eludere eventuali intercettazioni ambientali. Anche per lui è stato definito un patteggiamento a 2 anni e 2 mesi, con sostituzione dei domiciliari con il divieto di avvicinamento.

Gli altri imputati e lo scambio di persona

Coinvolti nella spedizione punitiva tre cittadini rumeni e un tedesco. Iontu Macesanu, 37 anni, residente a Urgnano, avrebbe affiancato Randazzo Noto anche durante un accesso nella sede dell’azienda della vittima, dove sarebbero state pronunciate velate minacce al cognato dell’imprenditore. Già detenuto per altra causa, ha patteggiato 2 anni e 2 mesi.

Quattro mesi in più per due degli esecutori materiali dell’aggressione, attualmente detenuti in Slovenia per altri reati. Per uno degli indagati la posizione sarà stralciata: è emerso uno scambio di persona, già verificato dagli investigatori, che ora sono sulle tracce del reale complice.

Un’indagine costruita sulle tracce digitali

Decisive, nell’impianto accusatorio, le analisi sui telefoni utilizzati per le minacce e la ricostruzione dei movimenti dei presunti aggressori. Elementi che hanno consentito di collegare l’agguato alla richiesta estorsiva e di delineare una strategia intimidatoria progressiva, culminata nell’azione violenta sotto casa.

Con i patteggiamenti si chiude il capitolo processuale principale. Resta aperta la caccia al complice ancora irreperibile, mentre per la vittima si conclude un anno segnato da minacce, aggressioni e pressioni economiche che, secondo l’accusa, non avevano alcun fondamento reale.