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Artemis II, l’uomo torna verso la Luna dopo mezzo secolo: la nuova frontiera dello spazio è già iniziata

Apr 2, 2026 #news

Alle 18:35 locali del 1° aprile dalla Florida – le 00:35 del 2 aprile in Italia – la storia ha ripreso il suo corso. Dal leggendario Launch Complex 39B del Kennedy Space Center, il razzo Space Launch System ha acceso i motori riportando l’umanità su una traiettoria che mancava da oltre cinquant’anni: quella verso la Luna.

È la missione Artemis II, il primo volo con equipaggio del programma Artemis program, e segna il ritorno dell’uomo nello spazio profondo dopo l’ultima impresa dell’Apollo 17.

Una missione simbolica, ma soprattutto strategica

Non è previsto un allunaggio. Eppure, Artemis II è molto più di una missione dimostrativa: è la prova generale del futuro. La NASA testerà con astronauti a bordo tutti i sistemi critici – supporto vitale, navigazione, comunicazioni – della capsula Orion e del vettore SLS.

In gioco non c’è solo la tecnologia. C’è un nuovo equilibrio globale nello spazio, dove la Luna torna a essere terreno di competizione industriale, scientifica e geopolitica.

Dieci giorni nello spazio profondo

Il viaggio durerà circa dieci giorni. Dopo i test in orbita terrestre, Orion punterà verso la Luna per un sorvolo che porterà l’equipaggio fino a 406 mila chilometri dalla Terra, superando il record stabilito dall’Apollo 13.

Nessun atterraggio, ma un passaggio ravvicinato destinato a scrivere comunque un nuovo capitolo: mai così lontano, con esseri umani a bordo.

Un equipaggio che rappresenta il futuro

A bordo, quattro astronauti destinati a entrare nella storia:

Reid Wiseman, comandante Victor Glover, pilota Christina Koch, specialista di missione Jeremy Hansen, specialista della Canadian Space Agency

È una squadra che rompe schemi e apre simbolicamente una nuova era: Glover è il primo afroamericano in una missione lunare, Koch la prima donna diretta verso la Luna, Hansen il primo canadese in una spedizione così lontana dalla Terra.

Dalle missioni Apollo alla nuova era Artemis

Il decollo dallo stesso complesso che vide partire le missioni Apollo non è solo una coincidenza. È un ponte tra epoche. Nel 1972 l’umanità lasciava la Luna con Apollo 17. Oggi, con Artemis II, torna a guardarla non più come un traguardo isolato, ma come una presenza stabile da costruire.

Le ultime tensioni prima del lancio

Le ore precedenti al decollo non sono state prive di criticità. I tecnici hanno gestito anomalie su un sistema di sicurezza e un alert su una batteria del Launch Abort System. Problemi risolti senza fermare il countdown: un segnale importante sulla resilienza del sistema.

Europa e Italia protagoniste

Artemis II è anche una missione internazionale. L’European Space Agency fornisce il cuore energetico e propulsivo della capsula con l’European Service Module, essenziale per la sopravvivenza dell’equipaggio.

E cresce il peso dell’Italia. L’Agenzia Spaziale Italiana ha consolidato nelle ultime ore un accordo strategico con la NASA per moduli abitativi, comunicazioni e attività scientifiche sulla Luna. Un passo che apre anche alla possibilità concreta di un astronauta italiano nelle future missioni Artemis.

La nuova corsa alla Luna

Dietro Artemis II c’è una competizione sempre più esplicita. Gli Stati Uniti puntano a tornare sulla superficie lunare entro il 2028. La CNSA guarda al 2030 per una missione con equipaggio.

La Luna non è più solo un simbolo: è una piattaforma strategica per tecnologia, risorse e dominio dello spazio profondo.

Il ritorno che cambia tutto

Artemis II non è ancora lo sbarco. Ma è il passaggio decisivo per arrivarci. Dopo oltre mezzo secolo, l’uomo torna a varcare il confine dell’orbita terrestre con una visione nuova: non più missioni isolate, ma una presenza continuativa.

La Luna smette di essere memoria. Torna a essere destino.