• 6 Marzo 2026

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Addio a Michele Albanese, voce libera contro la ’ndrangheta: aveva 63 anni

Feb 15, 2026

COSENZA – Si è spento questa mattina, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza, Michele Albanese. Aveva 63 anni. Era ricoverato da tempo a seguito di un infarto che aveva generato gravi complicazioni. Con lui se ne va una delle firme più autorevoli del giornalismo calabrese, simbolo di un’informazione coraggiosa e mai piegata davanti alle minacce della ’ndrangheta.

Nativo di Cinquefrondi, Albanese lascia la moglie Melania e le figlie Maria Pia e Michela. Per oltre un decennio ha vissuto sotto scorta, dopo che un’intercettazione aveva fatto emergere un progetto della criminalità organizzata per ucciderlo. Una condizione dura, che non lo ha mai indotto ad arretrare.

Una carriera nel cuore della cronaca giudiziaria

Firma storica del Quotidiano del Sud e collaboratore dell’ANSA, Michele Albanese aveva dedicato la propria attività alla cronaca nera e giudiziaria, con particolare attenzione alla Piana di Gioia Tauro e alle dinamiche del porto, crocevia di interessi economici e criminali.

Tra i suoi lavori più noti, lo scoop sull’inchino della statua della Madonna delle Grazie davanti alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti a Oppido Mamertina: un’inchiesta che fece il giro d’Italia e accese i riflettori sulle commistioni tra ritualità religiosa e potere mafioso.

Dal 2014 viveva sotto tutela, dopo le minacce ricevute. Una misura necessaria, ma che non ha mai intaccato il suo rigore professionale. Albanese ha continuato a raccontare la Calabria con equilibrio, competenza e un senso profondo di responsabilità civile.

Impegnato anche nel movimento antimafia, aveva collaborato attivamente con l’associazione Libera fondata da don Ciotti, portando la sua testimonianza nelle scuole e nelle piazze.

Il cordoglio delle istituzioni

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha espresso «profondo cordoglio per la scomparsa di Michele Albanese», ricordandolo come «un giornalista arguto, mai banale, capace di trattare temi estremamente delicati con rigore e grande amore per la sua Calabria». Occhiuto ha sottolineato il rapporto franco e schietto che li legava, fatto di confronti periodici sul futuro della Regione e sullo sviluppo del porto di Gioia Tauro.

Parole cariche di emozione anche dal senatore Nicola Irto, segretario regionale del Pd: «Con lui se ne va un giornalista libero, coraggioso e puntuale. Ha vissuto sotto tutela, ha sopportato pressioni e sacrifici personali, ma ha mantenuto la schiena dritta e la potenza della parola». Irto ha parlato di «dolore personale» per la perdita di «una persona di grande umanità e onestà intellettuale».

La segreteria regionale di Libera Calabria lo ha definito «un vero cronista di strada», capace di leggere il territorio e le dinamiche del potere mafioso, sottolineando come il suo impegno contro le mafie fosse «il naturale frutto dell’amore per la sua terra».

Il ricordo di Cosenza

Il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, ha parlato di «giornalista con la schiena dritta, serio e capace, che ha sempre messo al primo posto la ricerca della verità, anche a rischio della propria vita».

Caruso ha ricordato un incontro a Palazzo dei Bruzi nel 2022, in occasione della presentazione del libro “La ribellione di Michele Albanese”, scritto dalla giornalista Gabriella d’Atri. In quell’occasione Albanese aveva pronunciato parole che oggi suonano come un testamento morale: «Il mestiere del giornalista ha ancora un ruolo: serve a far comprendere scenari e contesti che altrimenti non emergerebbero. Bisogna essere difensori civici dei territori, senza paura, con la speranza di cambiare questa terra».

Anche l’Azienda ospedaliera di Cosenza si è stretta al dolore dei familiari, ricordando Albanese come «voce libera, rigorosa e coraggiosa, presidio di legalità e verità».

Un’eredità che resta

La notizia della sua morte ha scosso profondamente il mondo dell’informazione calabrese. Sui social si moltiplicano i messaggi di colleghi e amici che ne ricordano la competenza, l’equilibrio e il coraggio.

Michele Albanese lascia un’eredità professionale e morale che va oltre la cronaca: quella di un giornalismo che non si piega, che considera la verità un servizio pubblico e la libertà di stampa un presidio irrinunciabile della democrazia.

In una terra complessa come la Calabria, la sua voce è stata faro e argine. E continuerà a esserlo nella memoria collettiva di chi crede che raccontare significhi, prima di tutto, assumersi una responsabilità.